Centodieci senza lode, la Manovra passa al Senato
La palla passa alla Camera, corsa contro il tempo per l'ok finale
Centodieci, senza lode: la Manovra passa al Senato. Giorgetti può sorridere. Natale è salvo. Ora tocca salvare il cenone di San Silvestro. Tutto l’incartamento, dopo il sì di Palazzo Madama, è stato già spedito alla Camera. Dove, domenica 28 dicembre, si riaprirà la discussione. Con l’obiettivo, però, di chiuderla, insieme alla partita del bilancio, il prima possibile. Non si può sforare, i tempi sono irregimentati: entro la fine dell’anno, la Manovra dovrà essere approvata. E solo allora la palla finirà a Bruxelles. Già, perché, come ci ha insegnato Eduardo De Filippo, gli esami non finiscono mai. Tantomeno quelli per il bilancio. Se stringere la cinghia, deludere un po’ tutti (a cominciare da Salvini…), beccarsi le contumelie dall’opposizione, sarà valso a raggiungere lo scopo finale. Quello di portare l’Italia fuori dalla procedura per deficit scaturita con il Patto di Stabilità (senza crescita, un po’ come questa manovrina).
Manovra: centodieci e la lode ce la metterà (forse) Bruxelles
Centodieci, dunque. Senza lode. Almeno per ora. Quella, se arriverà, verrà conferita da Bruxelles. Di cui s’attende il bacio accademico. Intanto, Giorgetti, è riuscito a convincere 110 senatori a dir di sì al bilancio. Solo 66 hanno espresso il loro no e due sono stati gli astenuti. Come sempre accade dopo ogni partita, dalla Seria A e fino a Palazzo Madama, le interviste e le dichiarazioni del post sono più o meno sempre le stesse. Intercambiabili. L’opposizione urla, la Cgil strepita, il centrodestra gonfia il petto d’orgoglio. Ma gli strascichi, a questa manovra, anche politici, ci saranno eccome. È il momento in cui basta una battuta, come quella pronunciata da Giorgia Meloni (“Mi tocca vedervi pure a Natale”, commentando la riunione in programma del consiglio dei ministri per lunedì 29 dicembre) per alzare un polverone di polemiche, retroscena e accuse velate. I giudizi verranno alla fine, per carità.
Quanto vale (adesso) il bilancio
Ma non sembra esserci stato troppo entusiasmo attorno a una manovra che, complessivamente, vale poco meno di 22 miliardi. E questo grazie ai 3,5 miliardi in più sbloccati solo negli ultimi giorni di dibattito. È saltato, all’ultimo, il “salva imprese” che avrebbe messo al riparo gli imprenditori con la manina sugli arretrati per i lavoratori pagati troppo poco. Un tema potenzialmente esplosivo, al punto che pure i magistrati di Area Democratica, (tutto fa referendum n’est pas?) hanno sentito il dovere di intervenire ribadendo la centralità costituzionale della retribuzione giusta e sufficiente “a un’esistenza dignitosa”. È rizelata, brandita come una clava dalle opposizioni, la polemica attorno al taglio da 140 milioni per i farmaci innovativi.
Il nodo della ricerca sui farmaci
Una scelta fortemente contestata dal Fossc, il Forum delle 75 Società Scientifiche dei Clinici Ospedalieri ed Universitari Italiani. Che ha espresso sorpresa per la riduzione del fondo “per aumentare, per altro dello 0,1%, il budget dei farmaci ospedalieri e per portare così solo allo 0,3% l’incremento complessivo per questa voce”. “Questa somma”, aggiungono dal Forum, “è assolutamente insufficiente visto lo sforamento, per altro fisiologico, di circa 5 miliardi già nel 2025 di questo capitolo di spesa”. Ci sarà tempo per riparlarne. Subito dopo gli auguri di Natale. Come sa, appunto, Giorgia Meloni.
“Il prossimo anno sarà peggio”
“Siamo una grande famiglia”, ha detto la premier salutando i dipendenti di Palazzo Chigi. A cui ha chiesto di riposarsi perché “l’anno che abbiamo trascorso è stato tosto per tutti noi ma non vi preoccupate, il prossimo sarà molto peggio”. Si vivrà di emozioni fortissime (almeno) fino a primavera. Se l’Europa non approverà (sul serio) la manovrina triennale del governo, sarà stato tutto inutile. Non sarà servito imporre tagli e bloccare pagamenti, non sarà stato utile rastrellare denaro e limitare la crescita chiedendo poi, come ha fatto Giorgetti, la benevolenza dei più giovani. A cui vantaggio, ha affermato il ministro ieri, sono stati adottati criteri di prudenza in manovra. E che però, fino a ieri, hanno temuto per il riscatto della laurea ai fini pensionistici. Intanto il primo round è andato. Centodieci “sì” hanno premiato la manovra. Ora tocca alla Camera, secondo round. Il terzo, quello decisivo, si giocherà in Europa. Qui, come diceva il poeta, si parrà la nobilitate del Bilancio. Che, a Giorgetti, è costato mal di pancia simili, se non uguali, a quelli che a suo tempo gli causò il Superbonus.
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