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Attualità

Che guaio, Ursula: è caduto il governo (filo Ue) in Romania

Il Parlamento toglie la fiducia al liberale Bolojan, travolto dalle proteste per le "riforme" chieste da Bruxelles

di Martino Tursi -


È caduto il governo in Romania, un duro colpo adesso per Bruxelles. Già, perché il Parlamento di Bucarest ha detto sì alla mozione di sfiducia presentata nei confronti dell’esecutivo guidato dal liberale filo Ue Ilie Bolojan. Il voto dell’Aula è stato (quasi) plebiscitario. Sono stati addirittura 281 i voti favorevoli, solo quattro i deputati che si sono mantenuti leali a Bolojan. Che, dopo meno di un anno dall’insediamento del suo esecutivo, è costretto ora a fare i bagagli.

Caduto il governo in Romania, che succede ora

A pesare su Bolojan le misure di austerità che ha imposto all’economia rumena. Ascoltare i desiderata di Bruxelles non ha giovato né alla popolarità e nemmeno alla tenuta del governo che oggi è caduto rispedendo, in buona sostanza, la Romania al voto. Il primo ministro ci aveva provato a resistere. Ha bollato la mozione come “cinica e artificiale” affermando che “sembra essere stata scritta da persone che non erano al governo ogni giorno e non hanno partecipato a tutte le decisioni”. Non gli va mica giù il fatto che i socialisti gli abbiano tolto il sostegno.

Una nuova maggioranza filoeuropea?

Il Psd ci proverà. Ma sarà difficile se non altro perché occorrerà continuare sulla lunga (e tortuosa) strada delle riforme chieste da Bruxelles al Paese. Bucarest ha un debito pubblico spaventoso e un’economia che soffre e che ha visto acuirsi i suoi problemi con la guerra in Ucraina e la crisi di Hormuz. L’Aur, la formazione di destra, ci prova a prendersi il governo (caduto) della Romania. Ma i socialisti non faranno mai accordi con loro. Intanto, dopo l’annullamento delle elezioni, il partito incassa un nuovo successo. “Gli elettori avevano chiesto voluto acqua, cibo, energia, ma hanno ricevuto tasse, guerra e povertà”. L’orizzonte è il voto. “Ci assumiamo la responsabilità  del futuro di questo Paese, di un futuro governo e di restituire la speranza ai rumeni”.


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