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Esteri

L’asse Cina-Egitto: dalla zona economica di Suez a una partnership strategica che ridisegna il Mediterraneo

Settant'anni di relazioni diplomatiche hanno trasformato la cooperazione sino‑egiziana in un modello di sviluppo condiviso

di Ernesto Ferrante -


Dieci anni dopo l’avvio della seconda fase della China-Egypt TEDA Suez Economic and Trade Cooperation Zone, il deserto lungo il Canale di Suez è diventato un polo industriale da quasi 200 aziende e 10.000 posti di lavoro. Un salto di scala che riflette la trasformazione del rapporto bilaterale. Non più singoli progetti infrastrutturali, ma un ecosistema che collega la Belt and Road Initiative alle priorità egiziane per il corridoio del Canale.

Secondo i dati citati dal People’s Daily, gli investimenti cumulati superano 4,7 miliardi di dollari, con imprese attive nei materiali da costruzione, nelle apparecchiature petrolifere, nell’elettrico e nella meccanica. La zona TEDA è diventata un hub che non solo produce, ma integra filiere, competenze e occupazione locale.

Durante l’incontro al Cairo con Abdel Fattah al-Sisi, Xi Jinping ha ribadito la necessità di “approfondire la cooperazione” e avanzare verso una comunità sino-egiziana dal futuro condiviso. Un messaggio che segna la volontà di consolidare un partenariato strutturale.

La nuova frontiera della cooperazione

La zona TEDA non è più soltanto manifattura. Progetti solari, iniziative di economia circolare e investimenti in tecnologie a basse emissioni indicano una direzione chiara: sviluppo verde e modernizzazione industriale.

Un esempio emblematico è la sottostazione del parco solare, che ha già fornito 16.000 GWh di elettricità, contribuendo alla stabilità della rete egiziana. Parallelamente, le imprese cinesi hanno formato tecnici e ingegneri locali, con una progressiva “egizianizzazione” dei ruoli tecnici e manageriali. Nella joint venture tra China XD Electric ed EGEMAC, il 97% dei dipendenti è egiziano. Xi, in un articolo pubblicato sui media egiziani, ha definito questo modello come un benchmark di cooperazione win-win, fondato su benefici reciproci e sviluppo condiviso.

Il mercato cinese apre le porte ai prodotti egiziani

La relazione corre ormai in entrambe le direzioni. Nei primi sette mesi del 2026, il commercio bilaterale ha raggiunto 95,19 miliardi di yuan (circa 14,16 miliardi di dollari), con un aumento del 18,7% su base annua. Le esportazioni cinesi verso l’Egitto crescono del 17,5%, ma è il dato delle importazioni dall’Egitto a sorprendere: +49,4%. Il settore agricolo è il motore di questa crescita. Le importazioni cinesi di prodotti agricoli egiziani sono aumentate dell’82,6%, rappresentando quasi la metà del totale delle importazioni dalla sponda sud del Mediterraneo.

L’Egitto è oggi primo fornitore di fragole surgelate per la Cina (96,7% delle importazioni), terzo fornitore di lino (7,7% delle importazioni), uno dei principali esportatori di arance fresche, con spedizioni verso la Cina per 26 milioni di dollari nel 2025. La domanda cinese sta spingendo i produttori egiziani a migliorare qualità e standard, mentre Al-Ahram sottolinea che le misure di zero-tariffe per i prodotti africani aprono un mercato da 1,4 miliardi di consumatori. Ma avverte che senza qualità, continuità e marketing mirato, la sola riduzione dei dazi non basta.

Una partnership che va oltre l’economia

Nel 70° anniversario delle relazioni diplomatiche, il rapporto sino-egiziano assume una dimensione più ampia. L’Egitto fu il primo Paese arabo e africano a riconoscere la Repubblica Popolare Cinese, e da allora la cooperazione si è estesa a cultura, istruzione, scienza, tecnologia e sanità.

Il presidente Xi Jinping ha definito la relazione un esempio di solidarietà tra Paesi del “Sud Globale”, sottolineando il ruolo di entrambi negli organismi multilaterali, dalle Nazioni Unite ai BRICS.

La posizione del Cairo, ponte naturale tra mondo arabo e Africa, conferisce alla partnership un valore regionale. In un Medio Oriente segnato da instabilità persistente, Pechino propone un approccio che combina autonomia regionale, sviluppo come base della sicurezza e coordinamento internazionale.

Un asse strategico che ridisegna il Mediterraneo allargato

La cooperazione tra Cina ed Egitto non è più un insieme di progetti isolati, ma un architrave geopolitico che unisce industria, energia, agricoltura e diplomazia. La zona TEDA di Suez è il simbolo di questa trasformazione. Un deserto convertito in piattaforma industriale e ponte tra due strategie di sviluppo. Con l’espansione degli scambi agricoli, la formazione di manodopera locale e il coordinamento nei forum internazionali, l’asse sino-egiziano si candida a diventare uno dei poli più dinamici del Mediterraneo allargato.

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