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Collo-Schock: Quell’io senz’anima né sentimento. E ora giudicatelo per duplice omicidio

di Redazione -


di CATERINA COLLOVATI

Temevano finisse così, ancora una volta. Ma quel timore abbiamo provato a ricacciarlo lontano, sperando che Giulia si fosse allontanata, illudendoci sarebbe ricomparsa con il suo bambino in grembo. Un’illusione appunto, spazzata via dall’orrore della verità.
Una verità troppo dura da accettare, un calice troppo amaro da mandare giù… Ancora una volta la cronaca nerissima ci racconta di un femminicidio, il 49esimo da gennaio ad oggi, una vita spezzata, anzi questa volta due, spezzate da chi avrebbe dovuto averne cura, da chi quel fiore avrebbe dovuto annaffiarlo con amore e invece lo ha reciso brutalmente con le zanne di una belva.
Perché di umano in Alessandro Impagnatiello, trent’anni, barman, non c’è nulla. Giulia la compagna era un ostacolo alla sua smania di adrenalina del proibito, voleva la libertà di passare da un letto all’altro, da una donna all’altra, Giulia e l’amante ventitreenne e, in precedenza, la madre del figlio che oggi ha sei anni. E chissà quante altre incontrate preparando cocktail nelle notti milanesi. Lui che si sentiva il bello con la faccia d’angelo.
Era un manipolatore narcisista, aveva pianificato tutto, apprendiamo da chi ha svolto le indagini.
Cercava in rete il modo di occultare il cadavere, digitava il nome di Alberto Stasi… Voleva la libertà, non voleva impicci tra i piedi. Si stava avvicinando il momento della vera responsabilità per un essere umano dunque non lui: mettere al mondo un figlio, per lui narciso malevolo non c’era spazio per amare né Giulia, né il piccolo Thiago che mai vedrà la luce. Lui amava solo se stesso come una bestia ferocia non sa riconoscere l’altro da se.
Siamo davanti ad un io fetente, abietto, senz’anima, ne’ sentimento.
Conduceva una doppia vita tra Giulia e l’altra. Quando Giulia se ne accorge, sarà questa la sua colpa, pensa di eliminarla, non di lasciarla, perché in realtà lui non voleva amare né Giulia , né l’altra, lui amava solo se stesso. Una volta eliminata Giulia, va dall’altra che è a sua volta una vittima, è una da manipolare, la fa abortire, così come piace a lui. Le racconta menzogne, finge di amarla.
Ha ventitré anni è giovanissima, ma astuta la ragazza. Quando la giovane scopre la gravidanza di Giulia, scopre anche che il mostro ha cercato sull’enciclopedia del web: “Come falsificare un test del Dna” perché vuole far credere che il piccolo Thiago, mai nato, non sia figlio suo e che la madre è una pazza, bipolare, lei…!
Le ragazze organizzano un incontro, sono solidali l’una con l’altra, ma ormai è tardi,
Il mostro ha pronto il suo piano criminale. Giulia morirà la notte stessa dell’incontro con l’amante giovane di Alessandro. Coltellate mortali, sangue, nessuna pietà, risponde ai messaggi delle amiche e della povera mamma di Giulia fingendosi Giulia. La getta via, come immondizia in un’intercapedine a pochi metri da casa. Cade dopo due giorni di depistaggi, perché in fondo è si un maligno manipolatore, ma allo stesso tempo è una stupida carogna criminale per il quale non basta l’ergastolo.
Per la legge italiana è un omicidio, non un duplice omicidio, ma Thiago tra qualche settimana sarebbe nato. Per un bimbo mai nato ce n’è un altro che si salva, è il figlio di sei anni che per fortuna non vedrà mai più un padre rifiuto umano.


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