Comunali: come finirà a Venezia, Salerno, Messina e Reggio?
Chiusura seggi alle 15, affluenza in calo
Veneziani al voto in un seggio elettorale nel centro storico veneziano, per il rinnovo della municipalità
Elezioni comunali 2026: affluenza in calo e test per la sfida tra centrodestra e campo largo, riflettori puntati sulla sfida di Venezia.
Comunali, chiusura seggi alle 15
Le urne sono aperte in tutta Italia per le ultime battute di una tornata di elezioni amministrative che coinvolge oltre 6,6 milioni di elettori e circa 900 Comuni. Il voto di ieri e di oggi rappresenta non solo un rinnovo dei consigli municipali, ma un vero e proprio test politico nazionale per misurare i rapporti di forza tra la coalizione di centrodestra e il cosiddetto “campo largo” guidato da dem e 5Stelle.
Dati sull’affluenza: partecipazione in leggera flessione
Il primo dato significativo che emerge dai seggi è quello relativo alla partecipazione. Alle ore 12:00 di domenica 24 maggio, l’affluenza media nazionale si è attestata al 14,73%, segnando un leggero calo rispetto al 15,75% della precedente tornata omologa. Cali più marcati sono stati registrati in regioni chiave come la Toscana (12,91%) e l’Emilia-Romagna (14,65%). . Nelle rilevazioni successive della serata di domenica, il dato ha raggiunto il 46,31% alle ore 23:00.
Questo trend sembra confermare le preoccupazioni sull’astensionismo. Fenomeno alimentatodalla percezione che il proprio voto non abbia la capacità di influenzare realmente le decisioni.
Venezia: la sfida più simbolica tra Martella e Venturini
Il capoluogo veneto è considerato l’epicentro di questa tornata. Con Luigi Brugnaro che conclude il suo ciclo per limite di mandati, il centrodestra punta sulla continuità con Simone Venturini, assessore uscente. Il campo largo risponde con Andrea Martella, senatore dem sostenuto da una coalizione che include 5S e Avs.
I sondaggi pre-elettorali mostrano una gara apertissima: Martella è accreditato di un 48% contro il 42% di Venturini, con una quota di indecisi che sfiora il 50%. La partita delle comunali di Venezia misurerà la capacità del centrosinistra di strappare un capoluogo simbolo amministrato per un decennio dal centrodestra.
Oltre la Laguna: Reggio Calabria, Salerno e Messina
Se Venezia è la sfida più visibile, altri centri sono fondamentali per determinare lo “stato di fatto” tra le coalizioni. A Reggio Calabria il centrodestra, con Francesco Cannizzaro (Forza Italia), tenta il “ribaltone” in una città dove il centrosinistra difende il governo uscente con Domenico Battaglia. Salerno rappresenta un caso anomalo, con il ritorno di Vincenzo De Luca che corre con una coalizione civica senza il simbolo ufficiale del Pd, sfidando gli assetti tradizionali dei partiti nazionali. A Messina la competizione vede protagonista il movimento territoriale di Cateno De Luca con il sindaco uscente Federico Basile. Una una prova di forza che punta ad anticipare i futuri equilibri regionali siciliani.
Un test per gli equilibri nazionali
Mentre il centrodestra cerca di consolidare il proprio vantaggio territoriale, alcune analisi suggeriscono da tempo un possibile sorpasso del campo largo nelle intenzioni di voto nazionali, allo stato però non realizzato. L’esito dei ballottaggi, previsti per il 7 e 8 giugno, sarà decisivo per capire chi avrà la leadership nei territori in vista delle politiche del 2027.
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