I confini dell’Europa si difendono, non si subiscono: la lezione di Ceuta e il blitz di Forza Italia a Strasburgo
Sicurezza, ordine e fermezza: come Forza Italia e il PPE hanno imposto a Strasburgo la linea del rigore sui confini e sulla crisi di Ceuta
Nessun cedimento ideologico, nessuna concessione ai soliti populismi da salotto, ma un principio di realtà che finalmente trova cittadinanza nei palazzi della politica europea: la sicurezza dei cittadini e la tutela delle frontiere nazionali non sono una concessione, ma il dovere primario di uno Stato sovrano. Quanto accaduto sull’asse Roma-Madrid-Strasburgo intorno alla crisi di Ceuta ne è la dimostrazione palese.
Da una parte l’Italia, che il 15 settembre ha scelto con fermezza di prorogare per altri quindici giorni i controlli straordinari alle frontiere marittime e aeroportuali con la Spagna. Una decisione figlia di stringenti valutazioni tecniche e di intelligence — condotte dal Comitato controllo delle frontiere — di fronte al rischio concreto di infiltrazioni terroristiche e criminali lungo le rotte dei narcotrafficanti che dal Nord Africa portano dritti nel cuore dell’Europa. Dall’altra parte la Spagna del socialista Pedro Sánchez, che anziché collaborare per mettere in sicurezza il perimetro comunitario, ha reagito con una ripicca politica ideologica e scomposta, applicando contromisure verso i passeggeri provenienti dall’Italia.
La cronaca di quanto avvenuto a Ceuta dal 31 luglio ad oggi parla da sola: circa 80 mila migranti che dal Marocco hanno travolto i confini dell’exclave spagnola, trasformando la comunità locale in un teatro di bivacchi, aggressioni alle forze dell’ordine e disordini diffusi. Un “saggio” tragico di cosa significhi il fallimento delle politiche d’accoglienza indiscriminate della sinistra.
Forza Italia e PPE vincono a Strasburgo: 339 sì alla risoluzione
Ed è qui che la linea tracciata da Forza Italia ha mostrato tutta la sua forza politica e la sua centralità europeista. Come sottolineato dal segretario e ministro degli Esteri Antonio Tajani, l’Italia non fa altro che applicare i Trattati europei con il solo fine di proteggere la sicurezza nazionale, rendendo la reazione di Madrid «fuori luogo, inappropriata e inutilmente aggressiva». La difesa dei confini esterni non può essere delegata all’improvvisazione dei singoli Paesi: il disastro di Sánchez, come evidenziato dalle eurodeputate azzurre Letizia Moratti e Deborah Bergamini, dimostra il pericolo di un’Europa priva di una strategia seria sui flussi migratori.
La risposta definitiva è arrivata direttamente dal Parlamento europeo. Con un segnale politico chiarissimo, l’Eurocamera ha approvato con 339 voti favorevoli la risoluzione promossa dal Partito Popolare Europeo (PPE), sostenuta compattamente dai gruppi di centrodestra e destra (Patrioti ed ECR). Il testo non solo condanna l’uso della migrazione irregolare e gli ingressi di massa a Ceuta come vera e propria minaccia ibrida, ma sferra un colpo duro alle politiche del governo Sánchez, individuate — attraverso un emendamento ECR — come potenziale “fattore di attrazione” per i trafficanti di esseri umani.
Soprattutto, l’Aula di Strasburgo ha rispedito al mittente i tentativi della sinistra italiana e continentale di condannare Roma: l’emendamento socialista (S&D) che voleva mettere all’indice la sospensione italiana di Schengen è stato sonoramente bocciato.
Un riconoscimento politico totale per la linea di Forza Italia e del governo italiano. A dimostrazione del fatto che, per garantire coesione ed europeismo autentico, serve una politica fatta di serietà, rispetto delle regole e rigore nei controlli, lasciando le polemiche da tifoseria a chi ha trasformato la gestione dei confini nell’ennesimo fallimento ideologico.
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