Mario Adinolfi in carcere a Regina Coeli
L’aggravamento della misura cautelare porta il leader del Popolo della Famiglia nel carcere
@ANSAfoto
Mario Adinolfi è stato portato nel carcere di Regina Coeli dopo l’aggravamento della misura cautelare. Il provvedimento arriva perché avrebbe violato il divieto di usare dispositivi telefonici, informatici e telematici. Gli era consentito solo comunicare con il suo legale.
Dagli arresti domiciliari al carcere
Adinolfi si trovava agli arresti domiciliari dall’8 luglio. Era coinvolto nell’inchiesta sulla Scommessa Collettiva, legata a presunte attività finanziarie irregolari. Gli inquirenti contestano ipotesi di truffa aggravata e continuata e raccolta abusiva del risparmio. Sono emersi anche profili di abusi finanziari e di evasione fiscale. La gip aveva imposto un divieto totale di utilizzo di telefoni, computer e rete. Nessun accesso ai social, nessun blog, nessuna attività online.
Le 72 pubblicazioni tra blog e Facebook
Nonostante il divieto, gli investigatori hanno ricostruito una intensa attività digitale. Sono state contestate 72 pubblicazioni complessive. Quarantanove articoli sul blog personale, ospitato su una piattaforma di newsletter e ventitré post su Facebook, con cadenza quasi quotidiana. Per gli inquirenti si tratta di violazioni sistematiche e non di episodi isolati. La produzione di contenuti è stata considerata continuativa e consapevole. Questo ha fatto scattare l’allarme sul rischio di reiterazione del reato.
Perché scatta la custodia cautelare in carcere
La violazione del divieto di usare dispositivi è stata ritenuta grave. La gip ha valutato il pericolo di inquinamento probatorio. Secondo l’ordinanza, Adinolfi avrebbe proseguito a comunicare con il pubblico. Lo avrebbe fatto sfruttando blog e social network. La Guardia di Finanza ha eseguito il nuovo ordine di custodia cautelare. Adinolfi è stato quindi trasferito nel carcere di Regina Coeli.
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