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Attualità

Crisi e mismatch incombono sull’imprenditoria femminile

I numeri di Confartigianato: cosa succede alle aziende in rosa

di Maria Graziosi -


La crisi energetica mette in ambasce il lavoro, anzi l’imprenditoria, al femminile. Confartigianato suona l’allarme. A rischio, adesso, ci sono poco più di 43mila imprese in rosa. Per la precisione, a correre seri pericoli a causa dei rincari della bolletta, sono ben 43.535 aziende. Per lo più di micro, piccole e medie dimensioni, come ce ne sono già tante in Italia. In ogni comparto produttivo. Dai settori tradizionalmente più energivori, come la carta, la metallurgia, la chimica, il vetro e la ceramica. Fino alla logistica e alle plastiche. E poi, la crisi energetica non risparmia nemmeno le imprese che operano negli ambiti dell’alimentare, del tessile. Ma a gravare sul futuro dell’imprenditoria femminile italiana è pure il mismatch. Il fatto, cioè, che non si trovi personale qualificato che risponda alle offerte di lavoro delle imprese. Secondo i dati del rapporto di Confartigianato, infatti, le aziende in rosa cercano ben 276mila addetti ma poco meno di un’impresa su due (48,7%) ha serie difficoltà ad arruolare nuove leve.

Imprenditoria femminile e prospettive

Dal punto di vista strutturale, nonostante gli ottimi numeri che piazzano l’Italia ai vertici delle classifiche europee in termini di donne d’impresa, restano gravi difficoltà sull’occupazione e l’empowerment femminile. Che vanno rintracciate, per Confartigianato, in un welfare che non è all’altezza né dei tempi né delle necessità delle donne, specialmente delle madri. E, soprattutto, che non riesce a tenere il passo rispetto ai partner europei. Il conto lo paghiamo tutti, non solo le donne. Con il numero di giovani inattive più alto d’Europa, l’Italia perde una forza lavoro (e non solo) che altrove ci invidierebbero.


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