Pnrr, allarme Corte conti per la spesa reale sui territori
Il successo politico non si riflette nell'economia reale dei territori. L'avanzamento procedurale (le carte approvate) non corrisponde all'avanzamento finanziario (i soldi effettivamente liquidati)
L’architettura dei finanziamenti legati al Pnrr si trova per la Corte dei conti ad affrontare la sua fase più critica nei territori italiani. La Sezione delle autonomie ha infatti approvato una Delibera contenente il referto sullo stato di attuazione dei progetti finanziati con risorse Pnrr e Pnc affidati alle amministrazioni locali.
In affanno i progetti sui territori
Il documento offre un’analisi spietata e dettagliata basata sui dati della piattaforma ministeriale ReGiS, evidenziando una profonda spaccatura tra la burocrazia dei traguardi cartacei e la reale messa a terra dei cantieri.
Cosa inquadra la Corte dei conti circa il Pnrr
Il referto serve a mappare lo stato di avanzamento di ben 122.092 progetti complessivi, che coinvolgono 8.382 enti locali, 21 Regioni o Province autonome e 200 enti del Servizio sanitario nazionale.
Parliamo di una mole di investimenti gigantesca, pari a circa 62,5 miliardi di euro totali, finanziati per oltre 48,5 miliardi direttamente dal Pnrr. L’obiettivo primario della delibera è verificare se l’Italia sarà in grado di completare le opere entro la scadenza tassativa fissata per il 30 giugno 2026.
Il paradosso del Piano: i soldi arrivano, ma i cantieri non spendono
L’analisi della Corte dei conti mette in luce una forte tensione strutturale. Da un lato, a livello centrale, l’Italia ha incassato ottimi risultati formali: la Commissione europea ha già trasferito 153,2 miliardi di euro (il 79% della dotazione totale), validando 366 obiettivi raggiunti su 575.
Tuttavia, questo successo politico non si riflette nell’economia reale dei territori. L’avanzamento procedurale (le carte approvate) non corrisponde all’avanzamento finanziario (i soldi effettivamente liquidati). Alla data del monitoraggio, i progetti “conclusi” sono 51.390, ma si tratta di interventi minori che assorbono appena 3,7 miliardi di euro. Al contrario, la fetta più grossa dei finanziamenti — quasi 44,9 miliardi di euro — resta bloccata nei 70.702 progetti ancora “in corso”.
Divari territoriali e la crisi del Mezzogiorno
Il referto evidenzia una mappa geografica della spesa fortemente sbilanciata, nonostante il Pnrr prevedesse una quota di riserva del 43,5% delle risorse destinate proprio al Mezzogiorno per favorire il riequilibrio del Paese.
Le percentuali dei progetti completati mostrano differenze macroscopiche. Un Nord virtuoso: Valle d’Aosta (65%), Lombardia (57%) e Piemonte (55%) registrano la maggioranza dei progetti conclusi. Un Sud in affanno: In Sicilia i progetti ultimati sono fermi al 22,4%, in Puglia al 29,6% e in Calabria al 33,9%.
Dal punto di vista dei pagamenti effettivi, il Centro-Nord presenta livelli di spesa nettamente superiori (Veneto 54,5%, Friuli-Venezia Giulia 53,3%), mentre il Sud mostra valori drammaticamente bassi, come il 29% della Calabria e il 30,7% della Campania.
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Le criticità nei settori chiave: sanità e opere pubbliche
I focus di approfondimento della delibera rivelano ritardi preoccupanti nei settori strategici delle opere pubbliche, del dissesto idrogeologico, del ciclo dei rifiuti e della rigenerazione urbana.
In particolare, la situazione più allarmante riguarda il comparto sanitario (dove la quota destinata al Sud scende al 37,5%). Gli investimenti dedicati all’assistenza territoriale, all’innovazione tecnologica e alla digitalizzazione degli ospedali scontano pesanti ritardi operativi e gravi divari di attuazione tra le diverse aree del Paese.
Di conseguenza, la Corte dei conti invita alla massima cautela: il divario tra i flussi finanziari dello Stato e la reale capacità di spesa degli enti territoriali sul Pnrr si sta allargando, mettendo seriamente a rischio il completamento degli investimenti nei tempi previsti.
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