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RigeneraDerma, Biodermogenesi e l’alleanza con la Polizia di Stato contro la violenza sulle donne

di Redazione -


RigeneraDerma: un progetto per ricucire ferite visibili e invisibili

La violenza sulle donne lascia numeri, volti e corpi segnati. Accanto alle vittime uccise esiste un esercito di sopravvissute che porta sul corpo il prezzo dell’addio a partner violenti. In questo scenario nasce RigeneraDerma, progetto ideato da Maurizio Busoni, ricercatore e docente ai Master di Medicina Estetica delle Università di Camerino e Barcellona, che offre cure gratuite alle donne ferite dall’acido, dal fuoco e da aggressioni che colpiscono pelle e identità.
RigeneraDerma punta a riparare il danno funzionale e a restituire qualità alla vita delle vittime attraverso Biodermogenesi, metodologia italiana già diffusa all’estero. Cinquecento persone possono accedere a trattamenti pro bono sulle cicatrici. Busoni parla di un cammino di fiducia ritrovata che agisce sulle lesioni visibili e sulle ferite interiori.

Le storie delle sopravvissute: testimonianze che diventano cura

Dietro l’elenco ci sono storie. Come quella di Filomena Lamberti, prima donna in Italia sfigurata con l’acido dal marito. Colpita su testa, mani e décolleté, ha affrontato decine di interventi. I trattamenti con Biodermogenesi le hanno restituito sensibilità e una percezione che lei stessa descrive come il tornare a sentire il vento sul volto.
Anche la storia di Maria Antonietta Rositani parte da un tentato omicidio per fuoco. Ustioni estese, lunghi mesi in ospedale, gambe irrigidite. Le cure di RigeneraDerma hanno documentato un miglioramento definito eccezionale, con ripresa della sensibilità. Maria Antonietta riassume il cambiamento raccontando la gioia di inseguire la nipotina.
La testimonianza di Pinky, Parvinder Aoulakh, donna indiana cresciuta in Italia, aggredita con liquido infiammabile davanti ai figli piccoli, richiama episodi in cui le donne vengono bruciate o sfigurate da mariti che vogliono liberarsi di loro. Il suo percorso dentro RigeneraDerma assume un valore simbolico e rappresenta un ponte tra culture.

La rete dei medici e la missione condivisa

Il progetto vive grazie a una rete di medici che mettono a disposizione tempo e competenze a titolo gratuito. 
Il senologo e chirurgo estetico Salvatore Marafioti, tra i primi ad aderire, parla di una missione che arricchisce anche chi cura, sul piano professionale e umano.
Dal 3 novembre RigeneraDerma ha compiuto un passo decisivo con un accordo con la Polizia di Stato. Biodermogenesi diventa partner ufficiale per offrire alle donne un aiuto concreto dopo la denuncia, affiancando attività di formazione e informazione rivolte a operatori e cittadinanza per rafforzare la cultura della prevenzione contro violenza di genere, stalking, mobbing e bullismo.

Accesso alle cure e criteri: chi può essere aiutato

L’accesso alle cure riguarda innanzitutto vittime di violenza, ma si estende anche a persone economicamente svantaggiate, di qualunque sesso. Restano esclusi i pazienti affetti da dismorfofobia, chi presenta instabilità psicologica o problemi di salute rilevanti e chi rientra in fasce di reddito medio o alto.
Biodermogenesi lavora sulla rigenerazione cutanea tramite vacuum, campi elettromagnetici e una lieve stimolazione elettrica che riattivano il microcircolo, migliorano l’ossigenazione dei tessuti e sostengono la formazione di nuove fibre elastiche e di collagene.

Prendersi cura delle cicatrici significa restituire spazio pubblico a queste donne e riportarle nel lavoro e nella vita sociale. RigeneraDerma prova a trasformare questa visione in pratica attraverso un’alleanza tra scienza, istituzioni e impegno civile.

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