Economia

Mister acciaio, la Danieli e la guerra a Fedriga

di Giovanni Vasso -


Danieli, Fedriga e l’acciaieria (che non si farà) diventa un caso di Stato. Lo scontro, adesso, è sulle carte bollate. E, presto, anzi prestissimo, finirà sulla scrivania del ministro degli Interni Matteo Piantedosi e del titolare del dicastero all’Ambiente e alla Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin.

La vicenda è legata al Digital Green Steel Project a Porto Nogaro, in provincia di Udine, nella laguna di Marano e Grado. Un progetto voluto da un top player internazionale come il gruppo Danieli di Buttrio in joint venture con il colosso siderurgico ucraino di Metinvest. Per capirsi, la società proprietaria, dal 2005, di Azovstal. L’acciaieria, però, non era piaciuta ai cittadini. O, almeno, il progetto non aveva convinto 24mila friulani che, in estate, hanno firmato una petizione, avanzata dai comitati ambientalisti locali, per dire “no” al Digital Green Steel Project. Davanti al dissenso degli elettori, la Regione Friuli Venezia-Giulia ha fatto un passo indietro e, già da settembre, ha ufficializzato la sua opposizione all’allestimento dell’acciaieria italo-ucraina. Che, adesso, sarà allestita a Piombino, in Toscana, per la gioia del locale governatore Eugenio Giani che ha parlato, presentando l’iniziativa, di una svolta. O, meglio ancora, dell’apertura di “una nuova fase storica” per la siderurgia toscana e italiana. Sembrerebbe una storia come tante altre. Di progetti annunciati, di opposizione dei territori, di riallocazione degli investimenti. Ma, nel caso Danieli, la vicenda si è leggermente complicata.

È accaduto quando il gruppo, presieduto da Gianpietro Benedetti che, tra l’altro, è anche presidente della Confindustria locale e presiede Findam che, a sua volta, detiene una quota rilevante della Nem, la società che ha rilevato i quotidiani ex Gedi del Nord-Est, ha chiesto alla Regione Friuli di rendere pubblici i nomi dei firmatari della petizione “Salviamo la laguna” che è stata alla base del dietrofront del governatore Massimiliano Fedriga; Danieli, infatti, ha adito il Tar dopo il niet opposto dalla Regione a fornire i dati dei firmatari della stessa petizione. L’impresa lamenterebbe danni d’immagine ed economici a causa della decisione di Fedriga. Una richiesta che ha scatenato la furia delle associazioni ambientaliste. Il presidente Legambiente Sandro Cargnelutti e il delegato friulano Wwf Maurizio Fermeglia hanno commentato con parole durissime l’iniziativa di Danieli: “Si tratterebbe di un’intimidazione inaudita – hanno tuonato in una nota congiunta -, una richiesta che stupisce da parte di un gruppo industriale che mette la sostenibilità tra i suoi valori”. Ma il caso, dal Friuli, è già sbarcato a Roma. E la presidente del gruppo di Alleanza Verdi e Sinistra alla Camera dei Deputati, Luana Zanella, s’è “autodenunciata”: “E’ un atto che ci preoccupa per l’invadenza delle pretese del profitto su quelle della democrazia. In ogni caso mi autodenuncio: io sono tra chi si è opposto, firmando interrogazioni e ogni altro atto che potesse impedire uno scempio di territorio e di denaro pubblico”. Zanella ha rincarato la dose: “La scelta di non voler accogliere un’acciaieria a Porto Nogaro, nella Laguna di Marano, a ridosso delle spiagge di Lignano Sabbiadoro, Grado e Bibione, è frutto di una mobilitazione degli abitanti di quei luoghi e dei loro sindaci. Una azione talmente sentita – ha proseguito la parlamentare Avs – da avere la meglio e costringere la Regione, con una petizione popolare, ad un passo indietro rispetto ad una scelta che il governo Meloni ha caldeggiato con un decreto omnibus che consente, in caso di grandi investimenti, l’abolizione delle autorizzazioni in nome del preminente interesse strategico nazionale. L’acciaieria, nella quale la Regione avrebbe dovuto investire molti soldi pubblici, progettata assieme alla Metinvest ucraina per le esigenze belliche del paese in guerra con la Russia e in seguito alla perdita della acciaieria Azovstal di Mariupol, si farà a Piombino”. Sul caso, Zanella ha promesso un’interrogazione indirizzata a Piantedosi e Pichetto Fratin. L’azienda, però, ha smentito seccamente le voci che erano corse relativamente a una citazione di massa dei firmatari per diffamazione: “Ipotesi destituite da ogni fondamento”. Ma lo scontro, invece, è reale. E c’è già chi teme che, presto, possa allargarsi, inaugurando una nuova stagione di scontri tra politica e mondo imprenditoriale nel pacioso e laborioso Nord Est.


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