L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Cronaca

“Divise sporche”: cinque agenti alleati del clan

La domanda, fatta sottovoce, è: i cinque arresti sono per caso solo la punta di un iceberg più ampio?

di Dave Hill Cirio -


“Divise sporche” sul litorale laziale. La legge non è uguale per tutti, specie se a gestirla è proprio chi dovrebbe difenderla. Ad Anzio e Nettuno, le divise dello Stato si sono macchiate del fango più nero, quello del narcotraffico e del tradimento istituzionale.

Gli arresti

Cinque poliziotti in servizio presso il Commissariato locale sono finiti dietro le sbarre, travolti da un’inchiesta della Dda della Procura della Repubblica di Roma che squarcia un velo su una realtà a dir poco sconcertante.

Non si tratta di semplici “mele marce” isolate, ma di ingranaggi integrati in un sistema criminale molto più vasto. L’ordinanza di custodia cautelare delinea accuse pesantissime: associazione a delinquere finalizzata ai reati contro la Pa, concorso esterno nel traffico di stupefacenti, peculato, falso e accesso abusivo ai sistemi informatici delle forze di polizia.

Una storia inquietante

Ma è la ricostruzione dei fatti a delineare la gravità del quadro complessivo. Tra il 2024 e il 2025, questi insospettabili poliziotti avrebbero stretto un patto scellerato con un agguerrito clan italo-albanese attivo sul litorale romano. Un legame simbiotico dove il confine sottile tra guardie e ladri si è dissolto nel bianco della cocaina.

I dettagli sono scioccanti

Per favorire i trafficanti, gli agenti avrebbero orchestrato una finta “consegna controllata” con un ritardato sequestro di 25 chili di cocaina, muovendosi al di fuori di qualsiasi protocollo legale. Non solo: avrebbero chiuso entrambi gli occhi davanti a un altro carico mastodontico di altri 50 chili di cocaina, omettendone il sequestro. Settantacinque chili di polvere finissima lasciati circolare liberamente sul mercato, sotto la protezione di chi avrebbe dovuto intercettarli.

Un’operazione torbida

Una storia segnata persino dalla morte tragica di un corriere albanese, vittima di un violento incidente stradale nelle campagne di Anzio dopo un folle inseguimento. Ma il business delle divise sporche non si fermava qui. Gli indagati sono accusati di essersi appropriati sistematicamente del denaro contante sequestrato agli spacciatori arrestati, intascandolo anziché registrarlo, per poi coprire le proprie tracce redigendo verbali falsi e alterati.

La Procura e la Questura di Roma parlano di una necessaria operazione di pulizia contro l’infedeltà di questi agenti. L’inquietudine resta profonda. La domanda, fatta sottovoce, è: i cinque arresti sono per caso solo la punta di un iceberg più ampio?

Leggi tutte le news di Cronaca


Torna alle notizie in home