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Cronaca

Lavitola resta in carcere: ecco perché. Ranucci sulla graticola

Le motivazioni del no ai domiciliari. Ranucci presto in Procura, in Rai secretato il parere "etico" su Report

di Angelo Vitale -


Caso Ranucci: la Procura dice no ai domiciliari per Lavitola, il Gip conferma la misura del carcere. in dubbio il quadro completo delle sue ammissioni, indicate come “inverosimili”. Intanto, emergono nuovi particolari sul suo interrogatorio. Voleva un attentato “dimostrativo”.

Domiciliari Lavitola, il no della Procura

Resterà dietro le sbarre Valter Lavitola. Dalla Procura parere negativo alla richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla difesa dell’ex editore e imprenditore, finito in carcere lunedì scorso con la pesante accusa di aggravante del metodo mafioso.

La svolta nell’inchiesta è arrivata poi mercoledì quando, durante un lunghissimo interrogatorio, Lavitola ha confessato di essere stato il mandante dell’attentato intimidatorio compiuto lo scorso ottobre davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore della trasmissione Report.

La versione di Lavitola: “Volevo solo far avanzare la sua protezione”

La ricostruzione fornita dall’indagato: Lavitola ha sostenuto di aver commissionato l’atto intimidatorio per far innalzare il suo livello di tutela e di scorta.

Una tesi che non sembra aver convinto pienamente i magistrati.

Le novità sull’interrogatorio: Lavitola voleva un attentato dimostrativo”

Valter Lavitola aveva commissionato agli autori materiali una azione con “diverse modalità” per l’attentato a Sigfrido Ranucci.

Non un ordigno, quindi, ma “quattro o cinque colpi di pistola verso il muro” della villetta del conduttore di Report a Pomezia, centro vicino Roma.

E’ quanto avrebbe detto ieri al gip. Dopo il blitz dinamitardo dell’ottobre scorso – in base a quanto si apprende – l’indagato non avrebbe comunque avuto nulla da ridire ritenendo lo scoppio di un ordigno rudimentale comunque di “valore dimostrativo”.

I perché di Procura e Gip

«L’indagato pur ammettendo di essere il mandante dell’azione delittuosa, ha cercato di ridimensionare fortemente il ruolo svolto nell’organizzazione dell’azione criminosa. Negando di essere a conoscenza delle modalità di esecuzione concretamente messe in atto. Negando di avere svolto il sopralluogo in data 15 settembre 2025. E ha offerto un movente diverso, volto evidentemente a dimostrare come avesse agito esclusivamente nell’interesse della persona offesa e non anche per fini personali».

È quanto scrive il gip di Roma Iole Moricca nell’ordinanza con cui ha rigettato la richiesta di attenuazione della misura avanzata dal difensore di Valter
Lavitola.

L’imprenditore ed ex editore, così, deve solo attendere il giudizio del Riesame cui ricorrerà l’avvocato Sergio Cola.

«Le dichiarazioni rese in merito al ruolo svolto nell’organizzazione dell’atto intimidatorio – scrive ancora la gip – appaiono contraddette dalle risultanze in atti. Che inducono, allo stato, ad escludere che Clesio Tavares possa avere assunto autonome iniziative in merito alle concrete modalità di esecuzione dell’azione delittuosa o, quantomeno che in merito a tali iniziative, l’indagato non abbia dato il suo preventivo consenso».

Inoltre con riferimento alle dichiarazioni in merito al movente, si legge nell’ordinanza che la gip condivide «la incoerenza, evidenziata dal pubblico ministero, nella ricostruzione offerta dall’indagato. Avrebbe sollecitato» un giornalista di Report «a ricercare i responsabili dell’azione delittuosa proprio in quell’ambiente da cui aveva tentato, seguendo la sua tesi, di mettere al riparo la sicurezza di Ranucci compiendo l’atto intimidatorio».

Deve, peraltro, evidenziarsi – scrive ancora la gip – «che trattasi, allo stato, di dichiarazioni fumose, assolutamente generiche e prive qualsivoglia indicazione concreta suscettibile di riscontro».

Sul punto del movente la Procura nel dare parere negativo lo definisce «inverosimile ma anche in contraddizione con quanto emerso dalle indagini.

Lavitola asserisce che, poco prima dell’attentato, aveva appreso di un non meglio specificato progetto omicidiario nei confronti del Ranucci ad opera dell’intelligence israeliana. Questo, causato dal servizio realizzato da Report sulla vicenda del cantiere navale ’Vittoria. La notizia lo avrebbe fortemente preoccupato per le sorti dell’amico, spingendolo a realizzare l’attentato del 16 ottobre scorso».

Un dato definito dalla Procura «privo di riscontro».

Ranucci in Procura, in Rai arrivato il parere “etico”

La Procura procederà dell’analisi del cellulare e del pc di Lavitola. Successivamente – L’identità lo ha già scritto – , gli inquirenti potrebbero convocare Sigfrido Ranucci per ascoltarlo come persona informata sui fatti.

L’attività tecnica sui device – fa sapere l’Ansa-, in base a quanto si apprende, durerà alcune settimane e al momento quindi una eventuale audizione del conduttore di Report potrebbe essere calendarizzata non prima di settembre.

Intanto, è stata consegnata oggi all’ad Rai Giampaolo Rossi la relazione del Comitato etico sulla vicenda che riguarda Sigfrido Ranucci.

Rossi nei prossimi giorni ne valuterà il contenuto. Ma la relazione non determina automatismi sulla scelta editoriale relativa a una eventuale sostituzione del conduttore.

Il contenuto resterà secretato come sempre avvenuto in passato e non sarà divulgato.

Presumibile che nelle prossime comincino a filtrare indiscrezioni e anticipazioni sul contenuto del parere.

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