Donne alla luce del neon

“Crepuscolo, l’ora dello strazio. La luce si affievolisce piano sulla superficie del fiume come neve che si scioglie. L’ora in cui il neon si accende. Improvviso, discreto. Pochi se ne accorgono, tranne quelli che lo hanno aspettato per tutto il lungo e abbagliante giorno. Tra i neon, il neon blu è quello più suggestivo. Passa davanti al Blue Moon Café”. È l’incipit di Notte al neon (Carbonio editore, 2022), il racconto che dà il titolo alla raccolta di Joyce Carol Oates, nella magnifica traduzione di Claudia Durastanti. Due donne – una delle più grandi scrittrici statunitensi viventi e una italiana nata a New York, anch’essa scrittrice oltre che traduttrice – che danno voce in un coro armonizzato a storie di altre donne.
Sappiamo quanto la traduzione – meglio ancora, la versione da una lingua all’altra – sia fondamentale per traslitterare lo spirito delle parole prima ancora del racconto, il colore prima ancora della trama intessuta. Ebbene, lungo i nove racconti della Oates no ci immergiamo nelle vite di queste donne, raccontate da chi può essere spontaneamente fedele nel restituire il sentiment di questi personaggi. L’America raccontata è appunto illuminata al neon, dove i racconti brillano di luce propria nella notte cittadina, fatta di solitudine e di insidie, di morte e di smarrimento. “Una donna cerca disperatamente la strada di casa, un predatore è a caccia della sua vittima, uno scrittore vaga in cerca di un soggetto, un’assassina ripercorre il suo passato, Marilyn Monroe rivive in un inquietante giocattolo di lusso…”, si legge nella sinossi del libro. “Storie di psiche spinte al limite che mostrano la magistrale capacità narrativa di una scrittrice divenuta ormai un’icona letteraria. Un’esplorazione brutalmente onesta dell’identità americana che, dai sobborghi sperduti alle grandi metropoli, coinvolge vittime, criminali e assassini, gente incasellata in una vita banale e anime smarrite, ma soprattutto donne, con le loro angosce più profonde, la loro rabbia, il loro impeto di ribellione”. Meglio di così non si poteva dire. Anzi, scrivere.
La Oates (Lockport, NY, 1938), tra le massime scrittrici e intellettuali viventi, ha esplorato, nella sua lunga carriera, i generi letterari più disparati, sia in prosa che in versi. Ha vinto numerosi premi, come il National Book Award (1970), il Pen/Malamud Prize (1996) e il Premio Fernanda Pivano (2010), ed è stata più volte finalista al Premio Pulitzer. Tra i suoi titoli ricordiamo Una brava ragazza (Bompiani, 2010), la quadrilogia Epopea americana (Il Saggiatore, 2017), La notte, il sonno, la morte e le stelle (La Nave di Teseo, 2021) e Blonde (La Nave di Teseo, 2021), da cui è tratto il film omonimo.Per oltre trent’anni docente alla Princeton University, dal 1978 è membro dell’American Academy of Arts and Letters. La Durastanti, oltre a innumerevoli traduzioni, ha già all’attivo diversi racconti e romanzi, l’ultimo è La straniera (La Nave di Teseo, 2019).

“Crepuscolo, l’ora dello strazio. La luce si affievolisce piano sulla superficie del fiume come neve che si scioglie. L’ora in cui il neon si accende. Improvviso, discreto. Pochi se ne accorgono, tranne quelli che lo hanno aspettato per tutto il lungo e abbagliante giorno. Tra i neon, il neon blu è quello più suggestivo. Passa davanti al Blue Moon Café”. È l’incipit di Notte al neon (Carbonio editore, 2022), il racconto che dà il titolo alla raccolta di Joyce Carol Oates, nella magnifica traduzione di Claudia Durastanti. Due donne – una delle più grandi scrittrici statunitensi viventi e una italiana nata a New York, anch’essa scrittrice oltre che traduttrice – che danno voce in un coro armonizzato a storie di altre donne.
Sappiamo quanto la traduzione – meglio ancora, la versione da una lingua all’altra – sia fondamentale per traslitterare lo spirito delle parole prima ancora del racconto, il colore prima ancora della trama intessuta. Ebbene, lungo i nove racconti della Oates no ci immergiamo nelle vite di queste donne, raccontate da chi può essere spontaneamente fedele nel restituire il sentiment di questi personaggi. L’America raccontata è appunto illuminata al neon, dove i racconti brillano di luce propria nella notte cittadina, fatta di solitudine e di insidie, di morte e di smarrimento. “Una donna cerca disperatamente la strada di casa, un predatore è a caccia della sua vittima, uno scrittore vaga in cerca di un soggetto, un’assassina ripercorre il suo passato, Marilyn Monroe rivive in un inquietante giocattolo di lusso…”, si legge nella sinossi del libro. “Storie di psiche spinte al limite che mostrano la magistrale capacità narrativa di una scrittrice divenuta ormai un’icona letteraria. Un’esplorazione brutalmente onesta dell’identità americana che, dai sobborghi sperduti alle grandi metropoli, coinvolge vittime, criminali e assassini, gente incasellata in una vita banale e anime smarrite, ma soprattutto donne, con le loro angosce più profonde, la loro rabbia, il loro impeto di ribellione”. Meglio di così non si poteva dire. Anzi, scrivere.
La Oates (Lockport, NY, 1938), tra le massime scrittrici e intellettuali viventi, ha esplorato, nella sua lunga carriera, i generi letterari più disparati, sia in prosa che in versi. Ha vinto numerosi premi, come il National Book Award (1970), il Pen/Malamud Prize (1996) e il Premio Fernanda Pivano (2010), ed è stata più volte finalista al Premio Pulitzer. Tra i suoi titoli ricordiamo Una brava ragazza (Bompiani, 2010), la quadrilogia Epopea americana (Il Saggiatore, 2017), La notte, il sonno, la morte e le stelle (La Nave di Teseo, 2021) e Blonde (La Nave di Teseo, 2021), da cui è tratto il film omonimo.Per oltre trent’anni docente alla Princeton University, dal 1978 è membro dell’American Academy of Arts and Letters. La Durastanti, oltre a innumerevoli traduzioni, ha già all’attivo diversi racconti e romanzi, l’ultimo è La straniera (La Nave di Teseo, 2019).

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