L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Sicurezza

Due campi e nessun raccolto

di Giuseppe Tiani -


Meloni dice che Vannacci lavora per la sinistra. Poi la destra, per fermarlo, comincia a lavorare come Vannacci. Il generale pubblica il manifesto della remigrazione. Pochi giorni dopo, il governo manda in rete il trailer delle espulsioni. Uomini accompagnati sull’aereo, immagini severe, slogan d’ordinanza. Espellere chi deve essere espulso è compito dello Stato e va fatto. Trasformarlo in uno spot è compito della propaganda.

Dietro quelle immagini, però, ci sono donne e uomini della Polizia di Stato sotto stress. Gli organici restano insufficienti nonostante le nuove assunzioni, i turni sono pesanti e gli stipendi rincorrono l’inflazione e il costo della vita sempre più gravoso.

La divisa lavora. La politica, di maggioranza e di opposizione, cambia obiettivo ma non mestiere. Monta il filmato e incassa le visualizzazioni. La destra vorrebbe contenere Vannacci, ma continua a irrigarne il terreno. E quando la copia rincorre l’originale, di solito è l’originale a riscuotere i diritti.

Dall’altra parte c’è il campo largo. Talmente largo che Schlein, Conte e i loro alleati non riescono ancora a scorgersi da un confine all’altro. Discutono se venga prima il programma, il candidato, la conta ai gazebo oppure quella online. Hanno già apparecchiato la tavola, ma litigano su chi debba scrivere il menù, chi debba sedersi a capotavola e perfino su quale sia il ristorante.

Per magnanimità, hanno rinvigorito Renzi. E Renzi, appena rimesso in partita, ha proposto Silvia Salis come possibile guida. Un recente sondaggio accredita Italia Viva poco sopra il due per cento. Quasi invisibile nelle urne, onnipresente nei palinsesti. Per Renzi scarseggiano i voti, ma non lo show. Così, a destra il campo è stato minato dal generale. A sinistra è tanto largo da non avere più confini, ma non abbastanza da contenere le proprie contraddizioni. Entrambi vivono di conformismi aridi e omologanti.

Il guaio è che, nei due campi, le culture politiche sono sempre più marginali. Quella liberale, cattolica e popolare è stata ridotta a un posto a tavola. Quella socialdemocratica è diventata una portata cancellata dal menù. Senza la prima, il potere dimentica i propri limiti. Senza la seconda, la politica dimentica il lavoro, i diritti e le diseguaglianze. Senza entrambe, si naviga a vista.

Ogni emergenza diventa un programma, ogni nuovo fenomeno un capo e ogni sondaggio una bussola. Nel mezzo restano gli italiani, con il peso del costo dell’energia e dei generi essenziali, mentre l’inflazione rosicchia redditi da lavoro già modesti. Alla politica non chiedono trailer né primarie permanenti.

Chiedono stipendi dignitosi, una riduzione seria dell’Irpef, sicurezza pubblica e uno Stato presente. Ma lo Stato, quando è davvero presente, non fa propaganda. Perciò la cultura dello Stato, nell’Italia dei cinegiornali digitali, resta sempre fuori dall’inquadratura.

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