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Ecoballe in Campania, i nodi non sono al pettine

Dal 2015 l'Italia ha pagato multe europee per oltre 325 milioni di euro

di Angelo Vitale -


Le ecoballe in Campania, il trionfo dell’immobilismo politico e burocratico di oltre vent’anni. Nei primi anni Duemila tonnellate di rifiuti cominciarono ad accumularsi, fino a raggiungere la cifra monstre di 5,5 milioni di tonnellate.

Ecoballe: è ora?

La Campania dichiara di averne rimosse oltre 2,3 milioni, sul territorio la ferita è aperta, tra le 500 mila e le 700 mila tonnellate giacciono ancora ammassate. Il nodo non è tecnico, ma politico-amministrativo, un groviglio di veti incrociati sull’asse Roma-Napoli.

La giunta De Luca ha sempre rifiutato termovalorizzatori o discariche, puntando tutto su una complessa esportazione all’estero o sul trattamento in Combustibile Solido Secondario a Caivano e Giugliano.

Una scelta che comporta viaggi all’estero dal costo enorme per le casse pubbliche: oltre 800 milioni di euro complessivi, tra fondi nazionali e regionali, per spedire i rifiuti verso Spagna, Portogallo o Germania, pagando fino a 215-290 euro a tonnellata per far produrre energia ad altri con i nostri scarti. Il braccio di ferro politico paralizza le risorse.

Il governo fa continue polemiche sui ritardi cronici rispetto al piano straordinario del 2015, mentre Napoli denuncia il blocco dei Fondi di Sviluppo e Coesione vitali per le bonifiche.

Lo stallo, gli scandali

In questo stallo, scandali internazionali, come il caso della Tunisia. Nel 2020, funzionari regionali autorizzarono la spedizione di oltre 200 container di rifiuti indifferenziati spacciandoli per plastica riciclabile.

Respinti dal governo tunisino e rientrati nel 2022, sono rimasti sequestrati per due anni nell’area militare di Persano per poi essere in gran parte distrutti da un incendio nel luglio 2024.

L’Europa osserva questo teatro dell’assurdo e presenta il conto. Dal 2015 l’Italia ha pagato multe europee per oltre 325 milioni di euro. Solo di recente la sanzione giornaliera è scesa da 120 mila a 20 mila euro, grazie all’avvio degli impianti di Caivano e Giugliano.

Ma quel tassello residuo di 20 mila euro al giorno scorre come un tassametro impazzito. Le ecoballe rimangono la tragica metafora di un Paese che preferisce pagare sanzioni milionarie e assistere ai roghi piuttosto che sciogliere i nodi di una burocrazia immobile.

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