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Energia, l’Italia piange ma il resto del mondo non ride affatto

L'incubo razionamento è già una realtà in Slovenia e Corea del Sud, il nodo della Grecia: ha più navi bloccate della Cina

di Martino Tursi -


Il mondo e l’energia. Potrebbe andarci peggio. Intendiamoci, non è né può essere una guerra (un’altra) tra poveri. Anzi, tra disgraziati. Il prezzo delle tensioni internazionali lo stiamo pagando noi. Europei. E mentre la Commissione si balocca attendendo che affondi la barca prima di aggrapparsi alle clausole di salvaguardia dell’intoccabile Patto di Stabilità, in giro per il Vecchio Continente la tensione si taglia a fette. Citando il bollettino sul petrolio (e sui carburanti) redatto dalla Ue, il Mimit ha riferito che se la benzina in Italia è salita del 4,8%, peggio è andata in Francia (+17,5%), Germania (+17%). Sul capitolo diesel va pure peggio. L’incremento in Italia è stato del +19,4%, ma agli altri è andata pure peggio: Spagna +24,9%, Francia +32,7%, Germania +31,9%. Fin qui i trend. Il rischio è che certi rincari potremmo arrivare a rimpiangerli, il problema non è se la benzina, come profetizzato da Giorgetti, arriverà a tre euro al litro. È, semmai, se ne troveremo ancora.

Il mondo senza energia

L’incubo del razionamento è già realtà in Africa, per esempio in Etiopia. Sì dirà: è un Paese povero, c’era da attenderselo. Ma non è mica povera la Corea del Sud dove il razionamento è già iniziato e la preoccupazione è forte, anzi fortissima. Il governo ha invitato i cittadini a “risparmiare fino all’ultima goccia di carburanti”. Seul è lontana, si dirà. La Slovenia non lo è e Lubjiana ha già introdotto il limite ai rifornimenti: cinquanta litri per tutti, non uno di più. La chiusura sostanziale dello Stretto di Hormuz sta causando, inoltre, danni inenarrabili a un altro “nostro” vicino: la Grecia.

Il caso della Grecia

Atene ha più navi “bloccate” di quante ne abbia la Cina. Settantacinque a 74. Non è una partita. È il conto salatissimo della guerra. Perché tra le imbarcazioni elleniche ferme ci sono ben trenta tra petroliere e gasiere. Il Paese rischia il blackout, o quasi, mentre le sue materie prime energetiche galleggiano in mare in attesa di un Pasdaran che le faccia passare. Tornando in Asia, ben 23 petroliere giapponesi attendono informazioni e di poter passare. Il mondo si è bloccato a Hormuz e l’incubo sta diventando una realtà. Non è solo un problema italiano. Ma europeo, anzi no, globale. Stiamo male ma c’è chi sta addirittura peggio di noi. Non è una gara né deve essere la solita (anzi l’ennesima) guerra tra poveri.


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