Pace o condizionatori? Caldo record e costi al top, la bolletta sarà salata
I dati Terna: le temperature alte fanno aumentare i consumi ma i prezzi non scenderanno presto
È un’estate calda anche, se non soprattutto, sul fronte dell’energia. I consumi sono al top. Per combattere i livelli record di calore, gli italiani, costretti dalle necessità a rispondere in modo univoco al vecchio (e invecchiato malissimo…) interrogativo di Mario Draghi, tengono il condizionatore acceso. E, pur di star freschi, tagliano le spese superflue, ben consapevoli che la pace è ben lungi dall’arrivare. A confermare l’aumento dei consumi, i dati snocciolati nella giornata di ieri da Terna. Che ha battezzato l’attuale mese di luglio come quello in cui l’Italia ha raggiunto il dato mensile, in termini di consumo di energia, più alto di sempre.
L’energia dell’estate
Complessivamente, per far girare il Paese, è stato necessario produrre e immettere in rete ben 32,5 terawattora. Una quantità di energia immensa, non solo per l’estate. Di gran lunga superiore, addirittura dell’8,3 per cento, rispetto ai dati di consumo che si erano registrati nel luglio del 2025. Che sia il caldo a pompare le richieste di energia lo testimonierebbe, secondo l’analisi Terna, il fatto che le temperature siano state di 1,2 gradi superiori rispetto a quelle dell’anno scorso e, addirittura, di due gradi più su rispetto alla media decennale della stagione. Con punte in cui il termometro ha segnato fino a sei gradi centigradi in più. Il top della domanda (pari addirittura a 58 gigawattora di energia, in aumento del 4,5% sul picco dell’anno passato) si è registrato il 15 luglio.
Il 2026 anno top per i consumi
Le cifre testimoniano che, il 2026, è l’anno in cui la richiesta d’energia sale, aumenta e non accenna a placarsi. Non è solo d’estate, dunque, che si impenna il consumo di energia. Da gennaio a luglio i consumi sono saliti, complessivamente, del 3,4%. Anche quelli industriali, nonostante tutti i problemi, sono in netta risalita e, da sole, le imprese energivore hanno consumato il 4% nel periodo mentre, solo a luglio, la maggior domanda di elettricità s’è attestata al 2,1%. Da Terna, però, hanno anche una buona notizia. Cresce il fotovoltaico e non perché faccia più caldo (anzi, con le temperature troppo alte gli impianti non producono al 100% delle loro capacità) ma perché è aumentata la capacità produttiva, salita di 3.791 MW da gennaio a luglio 2026, per 6.874 megawattora rispetto a luglio 2025.
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In Ue scende il carbone (ma la Germania non lo lascia)
Il solare fa gioire pure l’Unione europea. Che, tra tante notizie negative, in uno scenario da incubo, ha trovato il tempo di farci sapere che la produzione di energia derivante dal carbone non è mai stata così bassa. E che, per la prima volta nel 2025, ha toccato il minimo storico del 9,2%. Per la precisione, dice Eurostat, nel 2025 il carbon fossile ha rappresentato il 3,7 per cento della produzione lorda di energia mentre la lignite ha coperto il 5,5%. In tutto, poco più di 250mila gigawattora di energia. Sono ben 19 i Paesi virtuosi che hanno eliminato il carbone. Ne restano solo otto che ancora lo usano. Tra di loro, e nemmeno troppo a sorpresa, c’è (oltre alla scontatissima Polonia che se lo produce da sé) anche la verde (nella narrazione…) Germania. Intanto le notizie che arrivano dai mercati internazionali non sono mai state così interlocutorie come adesso. E di sicuro non convinceranno né Berlino né Varsavia a fare a meno del carbone per la loro energia: né quest’estate né, chissà, forse mai.
Petrolio e gas non scendono abbastanza
Il petrolio ha toccato ribassi fino a poco meno di 88 dollari al barile mentre il gas, ad Amsterdam, è sceso intorno ai 59 euro. Nessuna delle due materie prime ha perduto contatto con le soglie di prezzo, rispettivamente 90 dollari e 60 euro al megawattora, che faranno impennare le bollette da qui a settembre. E adesso, dopo i problemi con la Russia e quelli in Medio Oriente, gli americani devono interfacciarsi con la burocrazia groenlandese. Che ha negato il permesso a trivellare a Greenland Energy, azienda che sarebbe vicina ad ambienti cari al presidente Donald Trump.
La Groenlandia dà un (grosso) dispiacere agli amici di Trump
Il governo regionale locale ha detto che i tempi per una valutazione sono troppo stretti e, dunque, si è riservato di verificare bene gli impatti sociali e ambientali dall’eventuale inizio dei lavori di perforazione. Che, comunque andrà, slittano. Se tutto andrà bene, per gli americani, all’inizio dell’inverno del prossimo anno. L’America ha fame di petrolio (altrui) e la Groenlandia, tanto bramata proprio da Trump, gli riserva un dispiacere che pagherà, con ogni probabilità, alle prossime elezioni di midterm dal momento che il prezzo del gallone, per gli automobilisti americani, non calerà così facilmente.
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