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Ex Ilva, il tempo passa e i giudici si riservano la decisione sulla sospensiva

La Corte d'Appello di Milano prende tempo, la Procura chiede di rigettare la richiesta della difesa

di Martino Tursi -


Ex Ilva, ogni decisione sulla sospensiva è rinviata. Per ora. Tic, toc. Altro giro, altra corsa, altro tempo che si spreca. La Corte d’Appello di Milano s’è riservata la decisione sulla richiesta avanzata dai legali di Acciaierie d’Italia e Ilva per ottenere la sospensione del provvedimento che impone, entro la fine di questo mese, lo spegnimento dell’area a caldo di Taranto.

L’ex Ilva e il nodo sospensiva

La richiesta di sospensiva sul futuro dell’ex Ilva di Taranto era motivata dal fatto che la Cassazione aveva fissato al 20 ottobre prossimo l’udienza per la discussione in merito al decreto emesso dal Tribunale di Milano, e confermato dalla stessa Corte d’Appello milanese, che impone lo stop alle attività nell’hub jonico. Uno “sprint” che aveva dato nuove speranze. Spegnere l’area a caldo significa, sostanzialmente, bloccare il ciclo produttivo. La complessità delle operazioni costringerebbe ad avviarsi per tempo, in modo da non sforare i novanta giorni concessi dal decreto, per fermare ogni attività. Il guaio, a questo punto, sarebbe poi riaccendere tutto. Un processo che sarebbe ancora più difficoltoso. Insomma, considerato tutto quanto c’è in ballo, l’attesa si fa spasmodica.

Occupazione e futuro dell’industria: cosa c’è in ballo

C’è una bomba sociale, in termini di occupazione, che rischia di esplodere. C’è il tema economico e quello strategico, con il fallimento del progetto di recuperare quote nel mercato internazionale dell’acciaio, un comparto sempre più decisivo nell’epoca delle filiere accorciate e del reshoring.

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Le ragioni della salute (e della Procura)

Le notizie che arrivano da Milano, per il momento, parlano della “riserva”. Il nodo potrebbe essere sciolto già nelle prossime ore. C’è chi si aspetta una sentenza non più tardi di domani. Ma ogni ora che passa, ora più che mai, rischia di trasformarsi in tempo perduto irrimediabilmente. La battaglia legale non è di poco conto. La Procura generale ha chiesto alla Corte di rigettare l’istanza prodotta dal collegio difensivo. “La fissazione dell’udienza dinanzi alle Sezioni Unite – afferma il magistrato dell’accusa – non modifica il quadro fattuale accertato dalla Corte di merito: non elimina il rischio sanitario, non lo attenua, non ne differisce l’incidenza”. La palla passa, ora, ai giudici. In attesa, naturalmente, di cosa dirà la Cassazione. Tic, toc. Il tempo passa, il futuro della siderurgia e decine di centinaia di posti di lavoro non possono continuare ad aspettare a lungo.


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