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Attualità

Sono la figlia di Donald Trump! Parola di mamma

Una storia di paternità impossibili, tribunali stanchi e verità che inciampano tra Ankara e l’America.

di Andrea Fiore -


Ad Ankara, una donna di 55 anni ha bussato alla porta del tribunale con una richiesta semplice e devastante“Vorrei sapere se mio padre è Donald Trump”. Il tribunale, che già fatica con le cause di condominio, ha risposto con la consueta eleganza burocraticamancano prove. Tradotto: “Signora, per favore, non ci complichi l’ultimo trimestre”.

Necla Özmen racconta una storia che sembra uscita da un romanzo di spionaggio scritto in fretta durante una pausa caffè della NATO. Nel 1970, dice, sua madre adottiva avrebbe perso un bambino nato morto. Nello stesso ospedale, una misteriosa americana di nome Sophia — incinta dopo una relazione proibita con Trump — avrebbe partorito e consegnato la neonata alla famiglia turca. Una trama così intricata che perfino Netflix chiederebbe di “semplificare i personaggi”.

La rivelazione e il rifiuto

La rivelazione arriva nel 2017, davanti al telegiornale: la donna che l’ha cresciuta vede Trump sullo schermo, lo indica e dice: “Ecco tuo padre”. Una scena che, in un film, sarebbe accompagnata da un violino struggente. Nella realtà, probabilmente c’era solo il rumore della lavatrice.

Il tribunale, il 10 ottobre, ha chiuso la pratica con la grazia di un timbro: la petizione è inadeguata, le mancanze sono sostanziali, non si può costruire un processo su ricordifotografie sbiadite e un “me l’ha detto mia madre adottiva prima di morire”. La giustizia, si sa, non ama le storie troppo creative.

La ricerca del padre

Ma Necla non molla. Ha fatto ricorso, ha scritto all’Ambasciata degli Stati Uniti, ha inviato petizioni ai tribunali americani. Dice di non voler creare problemi a nessuno, solo capire chi è suo padre. Crede che Trump sia un buon padre e che non la respingerebbe. Una fiducia quasi commovente, se non fosse che stiamo parlando di un uomo che respinge anche le domande dei giornalisti.

Alla fine, la sua storia non è politica. È la versione contemporanea della domanda più antica del mondo: chi mi ha messo qui. Solo che oggi, per rispondere, devi passare attraverso tribunaliambasciate e un ex conduttore televisivo diventato presidente.

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