Fmi, l’Italia va meglio e il Pil al rialzo
Sul fronte dei prezzi e del lavoro, il quadro italiano mostra un transitorio rialzo delle spinte inflazionistiche e una ripresa dell'occupazione
Economia globale tra spiragli e rischi: il Fondo Monetario Internazionale rivede le stime del Pil e lancia l’allarme su Ai e debito.
Fmi, l’Italia va meglio
Migliorano le prospettive dell’Italia al +0,8%, ma pesano i conflitti in Medio Oriente, la frenata della Cina e le vulnerabilità finanziarie legate a tecnologia e conti pubblici. Il Fondo Monetario Internazionale ha pubblicato i nuovi aggiornamenti del World Economic Outlook e del Global Financial Stability Report. E traccia un quadro economico globale caratterizzato da dinamiche a due velocità, tensioni geopolitiche e nuove sfide finanziarie sui mercati.
L’Italia accelera mentre l’Area Euro frena
Per l’economia italiana arrivano notizie positive dal fronte della crescita. Il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al rialzo le stime sul Pil italiano per il 2026, portandolo al +0,8% rispetto al +0,5% stimato nell’aggiornamento di luglio.
La previsione di crescita per il 2027 sale al +0,6% (dal +0,5% precedente), dopo che nel 2025 il Pil si era attestato al +0,5%. Nel quarto trimestre del 2026 la crescita è vista allo +0,5% e nel 2027 allo +0,9%.
Sul fronte dei prezzi e del lavoro, il quadro italiano mostra un transitorio rialzo delle spinte inflazionistiche e una ripresa dell’occupazione.
L’inflazione è attesa in aumento al +3,3% nel 2026 (rispetto al +1,6% del 2025), per poi rallentare al +2,8% nel 2027.
La disoccupazione prevede un tasso che scenderà al 5,6% nel 2026 (dal 6,1% del 2025), per poi risalire lievemente al 5,8% nel 2027.
Al contrario, la crescita complessiva dell’Area Euro rallenterà all’1,1% nel 2026, risentendo dei costi energetici ancora elevati e della debole fiducia dei consumatori, con solo una lieve accelerazione prevista per il 2027.
Nonostante il Pil dell’area euro sia rimbalzato al 2,6% nel secondo trimestre (dopo una crescita nulla nel primo), il Fondo prevede che i rischi inflazionistici rimarranno vicini al 3% per gran parte del prossimo anno.
I contraccolpi dei conflitti
Medio Oriente in contrazione e Cina sotto pressione. Gli equilibri internazionali continuano a soffrire l’impatto dei conflitti regionali e del costo delle materie prime.
Medio Oriente e Asia Centrale
Il Fondo ha tagliato drasticamente le stime di crescita per il 2026, prevedendo ora una contrazione dello 0,3% rispetto al +1,9% stimato sei mesi fa.
La revisione è dovuta alla prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz, snodo marittimo fondamentale per l’export di petrolio e gas. Un netto rimbalzo dell’area è previsto nel 2027 con la graduale riapertura della rotta.
In Cina la crescita della seconda economia mondiale è stata ridotta al 4,5% nel 2026 e al 4,0% nel 2027. A frenare l’attività economica cinese sono l’aumento dei prezzi dell’energia causato dai conflitti e la debolezza della spesa interna.
Stabilità finanziaria
Le tre insidie tra bolla dell’Ai, tassi e cyber-minacce. Nel Global Financial Stability Report, presentato durante le assemblee autunnali in Thailandia, il Fondo ha individuato tre principali fattori di rischio che potrebbero innescare turbolenze sui mercati e inasprire improvvisamente le condizioni finanziarie.
Valutazioni dell’Ai
Unn indebolimento degli investimenti o della redditività nel settore potrebbe provocare una brusca correzione dei prezzi, amplificata dall’elevato ricorso alla leva finanziaria e dalla concentrazione delle esposizioni.
Inflazione e tenuta dei conti pubblici
La ripresa dell’inflazione, unita ad alti debiti pubblici e alla necessità di rinnovare i titoli di Stato in scadenza, rischia di causare marcati rialzi dei tassi d’interesse sulle obbligazioni statali.
Cyberattacchi e digitalizzazione
La crescente digitalizzazione rende la sicurezza informatica un rischio sistemico. In questo contesto, i modelli di Ai emergono come strumento a supporto degli attacchi e pure come risorsa chiave per la difesa.
A contenere questi elementi di fragilità resta, secondo l’istituzione finanziaria, la solida posizione di bilancio dimostrata finora da banche e famiglie.
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