Oltre 34 milioni di euro per le competenze digitali di Neet e donne: la svolta del Fondo per la Repubblica Digitale.
Le risorse del Fondo per la Repubblica Digitale
In Italia il divario di genere e l’inattività giovanile restano nodi strutturali. Il tasso di Neet (15-29 anni) è sceso al 13,3% nel 2025, il dato rimane superiore alla media europea dell’11%. L’occupazione femminile si ferma al 58% a fronte del 71,3% dell’Ue.
In questo quadro, la nuova fase operativa del Fondo per la Repubblica Digitale Impresa Sociale. Assegna 34,2 milioni di euro per potenziare le competenze tecnologiche di 10.000 persone su tutto il territorio nazionale.
Le risorse, stanziate attraverso i bandi “Onlife+” (circa 20 milioni di euro) e “Futura+” (circa 14 milioni di euro), finanziano 21 progetti.
Sono stati selezionati tra iniziative inedite ed esperienze già testate. L’obiettivo principale, la riattivazione professionale di 6.000 giovani disoccupati e 4.000 donne. Così da portare su scala più ampia i modelli formativi risultati più efficaci nelle precedenti edizioni.
I progetti
Sono gestiti da un network e prenderanno il via nei prossimi mesi proponendo percorsi mirat.
Per le donne (Futura+)
Modelli come CLIC di Soleterre, Mom’s Up di MicroLab e ITac@ GO di Informatici Senza Frontiere offrono formazione certificata in ambito IT (dalla cybersecurity all’Ia), presìdi di prossimità e supporto al rientro lavorativo delle madri e delle donne over 50.
Per i NEET (Onlife+)
Iniziative quali CAMPO del Circolo del Design, Tech Your Future+ di Fondazione Generation Italy e CODE+ di INTELLEGERE utilizzano leve innovative — come lo sport o i poli didattici locali — per formare figure specializzate (sviluppatori Java, esperti Cloud e Data Engineer).
Geograficamente, la metà delle iniziative ha respiro nazionale, con una forte presenza nelle regioni del Sud. Qui, i progetti dedicati all’empowerment femminile. In più, una spiccata concentrazione tra Basilicata e Lombardia per quelli rivolti ai giovani. La strategia, per consegnare alle istituzioni modelli di inclusione lavorativa misurabili e direttamente replicabili sulle politiche pubbliche.
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