Ghali, escluso e corretto alla vigilia della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi
Ghali torna al centro di una controversia che, a questo punto, sembra accompagnarlo come un’ombra ogni volta che si avvicina a un grande palco istituzionale. E lo fa alla vigilia della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Invernali Milano‑Cortina 2026, con un racconto che solleva più di un interrogativo sulla gestione artistica dell’evento e sulle scelte comunicative degli organizzatori.
Un invito, una retromarcia e una poesia “aggiustata”
Ghali sostiene di essere stato inizialmente coinvolto per cantare l’inno di Mameli, salvo poi essere escluso senza una spiegazione convincente. Una decisione che, secondo il cantante, non sarebbe stata casuale. Il suo messaggio, pubblicato in tre lingue, lascia intendere che la sua presenza fosse diventata improvvisamente scomoda.
A complicare ulteriormente il quadro c’è la poesia sulla pace che avrebbe dovuto recitare durante la cerimonia. Il testo, pensato per essere multilingue, sarebbe stato “corretto” all’ultimo momento, eliminando proprio la parte in arabo. Una scelta che il rapper interpreta come un segnale chiaro, alcune lingue e alcune identità vengono accettate solo finché non disturbano.
Un déjà‑vu che stanca
Non è la prima volta che Ghali si ritrova in mezzo a polemiche di questo tipo. E forse è proprio questo a rendere la vicenda ancora più irritante. La sensazione di assistere a un copione già visto, in cui l’artista diventa bersaglio di tensioni politiche e culturali che nulla hanno a che fare con la musica.
Il clima attorno alla sua partecipazione era già teso, complice la sua posizione sul conflitto in Medio Oriente e le critiche arrivate da alcuni esponenti politici. Ma la rimozione dell’arabo dalla poesia e la revoca dell’inno trasformano una discussione prevedibile in un caso che a qualcuno lascia l’amaro in bocca.
L’altra faccia della medaglia
La cerimonia inaugurale delle Olimpiadi è, per definizione, un momento di rappresentazione globale. Ogni scelta artistica diventa un messaggio. Qui il messaggio rischia di essere l’opposto di ciò che l’Italia vorrebbe comunicare, apertura, pluralità, dialogo anche se tutto questo sa di strumentalizzazione programmata. Ora è tempo di medaglie e non di polemiche, lasciamo spazio agli atleti.
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