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Politica

L’autorevolezza della Meloni contro le inconsistenze dell’alternativa

di Alessandro Scipioni -


​Il centrodestra naviga in un oceano di certezze istituzionali, mentre il centrosinistra si consuma nei suoi vizi atavici. Non è soltanto una questione di consensi o di sondaggi critici, ma di una radicale e incolmabile sproporzione strutturale. Da un lato c’è una coalizione che ha trovato una sua architettura di governo solida e collaudata.

​Dall’altro, uno schieramento eterogeneo, perennemente ostaggio di correnti in guerra tra loro, privo di una visione comune e soprattutto incapace di esprimere una leadership autorevole che possa seriamente impensierire Giorgia Meloni.

​La verità che nessuno ha il coraggio di ammettere fino in fondo è che il centrosinistra non può vincere perché non esprime un’alternativa chiaramente credibile. Se Elly Schlein avesse la forza politica di fare un passo indietro in favore di Giuseppe Conte, forse una possibilità potrebbe anche intravedersi.

Invece si preferisce la via della dispersione, andando a riesumare figure inconsistenti. Si punta su profili costruiti a tavolino dai media come Silvia Salis, eletta a Genova da poco più di un anno, tra le altre cose con uno strettissimo margine; amministrativamente debole e incapace persino di rappresentare un collante per il cosiddetto campo largo, soprattutto se poi dovesse vincere. Una scommessa azzardata che presenterebbe troppi rischi.

Giorgia Meloni senza rivali tra Schlein, Conte e Salis

​Chi può davvero affidare le redini del Paese a chi abbandona immediatamente un mandato avuto direttamente dai cittadini?

​Quale credibilità può offrire una simile candidatura agli occhi di un Partito Democratico che somiglia già di per sé a un Far West permanente?

Dall’altra parte lo scenario è radicalmente diverso. Si potrà obiettare che anche Giorgia Meloni affronta le usure fisiologiche del potere, ma la premier incarna oggi l’unica garanzia di stabilità istituzionale e di tenuta dell’esecutivo. Ha stabilizzato il Paese, governato costantemente in tempi difficilissimi e, soprattutto, a destra chi può metterne in discussione la leadership?

Giuseppe Conte prova a giocare le sue carte puntando sulla vicinanza ai problemi reali del Paese, forte del suo passato a Palazzo Chigi. Tuttavia, nelle attuali condizioni e con tempi politici compressi, non esiste alcuna figura in grado di reggere il confronto con l’autorevolezza e la compattezza che il centrodestra riesce comunque a garantire. La forza della maggioranza non risiede soltanto nei propri meriti, ma nell’evidenza lampante dell’inconsistenza altrui.

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