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Politica

Squilli di totale anarchia: il gesto di Conte che ridicolizza la Schlein davanti alla solidità di Giorgia

di Eleonora Manzo -


La forma è spesso sostanza, specie se parliamo di istituzioni e ruoli istituzionali come quelli parlamentari. Le ultime vicissitudini nell’Aula di Montecitorio, offrono una rappresentazione al quanto chiara della profonda distanza che separa l’astratta retorica del Campo Largo dalla realtà di un’alleanza mai nata. Il contrasto balza agli occhi non solo per le divergenze programmatiche, ma per una postura istituzionale che ridefinisce i pesi specifici dei leader in campo.

Mentre il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha presidiato l’Aula esibendo la consueta solidità istituzionale, mista a un pragmatismo che ne consolida la leadership sia sul piano interno che internazionale, le opposizioni hanno preferito la via delle geometrie variabili e delle reciproche cortesi indifferenze. Il premier parla, argomenta, lancia la sua sfida sui dossier economici ed esteri con la forza di una coalizione coesa. Dall’altra parte, invece, si assiste al minuetto dei ‘raffreddori strategici’ e degli impegni scaglionati al millimetro.

Il tentativo continuo di Elly Schlein e Giuseppe Conte di evitare un confronto visivo è parso evidente, quasi simulando indisposizioni stagionali o incastri d’orario pur di non incrociare i rispettivi sguardi. Un atteggiamento sfuggente che tradisce una diffidenza reciproca ormai difficilmente mascherabile sotto la patina dei comunicati di facciata.

Giuseppe Conte entra in Aula durante l’intervento di Schlein

In questo scenario di freddezza, un dettaglio macroscopico non è passato inosservato ai cronisti e ai presenti in Aula, assumendo il valore di un vero e proprio manifesto politico della noncuranza. Durante l’intervento della segretaria del Partito Democratico, Giuseppe Conte ha fatto il suo ingresso nell’emiciclo con una disinvoltura che è apparsa a molti intenzionale.  

L’ex premier è entrato in Aula parlando fitto al suo cellulare, esibendo un distacco totale rispetto alle parole della sua virtuale alleata. Un gesto che, mentre Schlein tentava di accreditarsi come leader dell’alternativa, ha di fatto ridimensionato la centralità del suo discorso, mostrando come per il Movimento 5 Stelle la leadership del centrosinistra resti una partita aperta e priva di sconti.

Ancor prima, mentre Giorgia Meloni teneva il proprio discorso parlando ai deputati e al Paese, lo stesso Conte aveva scelto di rimanere fuori dall’Aula, disertando un momento di alto confronto istituzionale. Questa scelta di sottrarsi al dibattito diretto con il capo del governo, per poi rientrare con studiata distrazione proprio durante l’intervento di Schlein, fotografa la parabola di un’opposizione frammentata e ripiegata su micro strategie di logoramento interno.

In uno stile che richiama le analisi più taglienti e identitarie della nostra stampa, emerge chiaro il confronto tra due modelli, da una parte un governo solido a guida Meloni che, pur tra le fisiologiche difficoltà della contingenza economica, mantiene fermo il timone e affronta l’Aula a viso aperto, dall’altra, un’alleanza alternativa che si scioglie davanti a uno squillo di telefono, tra leader che preferiscono non incontrarsi e scuse che sanno di un raffreddore politico ormai cronico.

La stabilità del Paese passa anche dalla serietà dei comportamenti parlamentari, e oggi quel baricentro pende decisamente da una parte sola.

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