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L’urlo del cardinal Battaglia contro lo sfruttamento

La denuncia dell'arcivescovo di Napoli: "Quando il lavoro divora la salute e non permette di vivere, chiamarlo sacrificio è un'offesa"

di Giovanni Vasso -


Contro il caporalato e lo sfruttamento si alza durissimo il monito dell’arcivescovo di Napoli, cardinale Domenico Battaglia. Che quest’oggi, al Santuario di Materdomini di Caposele, in provincia di Avellino, durante l’omelia pronunciata in occasione delle celebrazioni per il terzo centenario di San Gerardo Maiella, ha condannato senz’appello chi sfrutta il lavoro degli altri. “Non possiamo chiedere a Dio di benedire il campo e accettare che, in quel campo, un uomo venga trattato come un attrezzo, quando il lavoro divora la salute e non permette di vivere, chiamarlo sacrificio è un’offesa”.

L’urlo di monsignor Battaglia contro lo sfruttamento

Le parole del prelato sono chiare: “Benedire le sementi ci impegna anche verso chi dovrà seminarle e raccoglierle. Verso l’agricoltore schiacciato da costi che non riesce a sostenere. Verso chi vende il raccolto a un prezzo che cancella mesi di lavoro. Verso il bracciante ricattato dal bisogno, costretto ad accettare condizioni che nessuno vorrebbe per il proprio figlio”. E ancora: “La responsabilità raggiunge anche noi che compriamo, consumiamo, chiediamo sempre di pagare meno. Dietro un prezzo troppo basso può esserci una vita pagata troppo poco”. Una presa di posizione contro ogni sfruttamento, da parte del cardinal Battaglia.

Contro il lavoro (e la società) che disumanizzano

“Un giovane vale se produce. Un anziano diventa un costo. Un lavoratore si sostituisce appena rallenta. E poi ci stupiamo della solitudine che cresce”, ha poi continuato il cardinal Battaglia nella sua omelia contro lo sfruttamento. “Anche la Chiesa è sotto questo giudizio. Anche io. Quando difendiamo il nostro prestigio più della verità di una persona; quando domandiamo pazienza a chi subisce e riserviamo ogni delicatezza a chi comanda; quando preferiamo una comunità tranquilla a una comunità capace di prendere posizione”, ha affermato Battaglia. Che ha concluso: “Ci sono scelte da cambiare. Ci sono ingiustizie da chiamare per nome. Ci sono silenzi che proteggono chi ferisce”.

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