Economia

Grano, la battaglia della Cia: “Ora arriva quello kazako”

di Angelo Vitale -


Ora è il grano kazako a insidiare il prodotto nazionale, Cia Puglia continua la sua protesta – una petizione ha superato 70mila firme -, pronta a tornare in piazza dopo il sit-in al porto di Bari e il pressing al governo affinché la produzione cerealicola sia salvaguardata.

Una situazione complessa: il grano canadese venduto a oltre 500 euro alla tonnellata, il duro italiano che alle Borse Merci di Bari e di Foggia continua a rimanere sotto i 400 euro. Ora, le navi cariche di frumento kazako a prezzo stracciato, dopo quello turco arrivato nelle settimane scorse.

“Un inaccettabile stallo sulle quotazioni del grano duro italiano – denuncia il presidente Cia Puglia Gennaro Sicolo – con il segno in ribasso a campeggiare ininterrottamente da oltre 12 mesi”. Finora, il pressing sul Governo ha prodotto “l’intento della definitiva istituzione della Commissione Unica Nazionale sul prezzo del grano e una generica disponibilità a valutare l’attivazione delle misure previste nel quadro di Granaio Italia, nei fatti da mesi bloccate”.

Perciò, da Cia Puglia l‘appello ai consumatori di “leggere bene le etichette e di acquistare e consumare esclusivamente pasta realizzata al 100% con grano italiano. La sovranità alimentare si difende innanzitutto a partire dalle nostre scelte consapevoli al supermercato”. Un quadro letto negativamente da Angelo Miano, presidente di Cia Capitanata: “Con le attuali quotazioni, i produttori cerealicoli pugliesi e quelli italiani in generale tendono a non vendere. Il problema è dato dai costi di produzione, non coperti dal valore attualmente riconosciuto al grano duro italiano”. Cui si collegano le parole di Giuseppe De Noia, presidente di Cia Levante: “E’ una tempesta perfetta. Se la situazione resta quella attuale, torneremo a protestare ancora con più forza”.


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