Herbarium a Venezia porta nel bicchiere il fascino antico del suo Giardino Segreto
A Venezia, tra le suggestioni della Serenissima e il fascino di un giardino secolare, nasce un nuovo indirizzo dedicato alla miscelazione botanica. Spezie, ingredienti insoliti e contaminazioni gastronomiche danno vita a un progetto ambizioso. Ma cosa rende davvero memorabile un cocktail?
Da Instagram profilo: @herbariumbar_
Venezia con le spezie ha una familiarità che risale ai tempi della Serenissima, quando dai commerci con l’Oriente arrivavano ingredienti destinati a cambiare anche il gusto degli europei. Sarebbe curioso sapere cosa avrebbero pensato i mercanti veneziani trovando quelle suggestioni dentro un cocktail. Probabilmente avrebbero apprezzato l’inventiva, purché accompagnata da un buon risultato nel bicchiere. È proprio su questo terreno che si misura l’ambizione di Herbarium, il nuovo bar botanico dell’NH Collection Venezia Grand Hotel Palazzo dei Dogi, nel sestiere di Cannaregio.
Un giardino da bere
Inaugurato durante la Venice Cocktail Week, Herbarium prende ispirazione dal Giardino Segreto dell’albergo, uno spazio secolare che costituisce uno degli elementi più affascinanti della proprietà. L’idea di trasferire nel bicchiere le suggestioni botaniche di un luogo simile possiede una sua logica, soprattutto in una città dove il rapporto con le erbe aromatiche appartiene alla tradizione gastronomica prima ancora che alla moda della miscelazione.
La botanica secondo Rachele Riccio
La carta porta la firma di Rachele Riccio, bar manager che ha scelto di lavorare su combinazioni piuttosto personali. Il Terra Folium, per esempio, affida al mezcal Los Siete Misterios il compito di sostenere la delicatezza delle foglie di fico, utilizzate per preparare un’acqua aromatizzata artigianale. Il vermouth rosato Baldoria completa una ricetta nella quale la componente vegetale promette di trovare una collocazione interessante. Più spregiudicato il Cactus Bloom, che introduce il cacao in una preparazione dove compare anche il Rakomelo, liquore greco al miele. La ciliegia, attraverso una soda, dovrebbe alleggerire il carattere deciso dell’insieme.
Il sottile equilibrio della miscelazione
Sono proposte che incuriosiscono proprio perché si allontanano dalle formule più prevedibili. Naturalmente, quando si moltiplicano gli ingredienti, il rischio è quello di trasformare un cocktail in una dimostrazione di abilità tecnica. La bravura di un bartender si riconosce soprattutto dalla capacità di capire quando fermarsi. Un altro elemento meritevole di attenzione è il rapporto con Da Lorenzo – Al Giardino Segreto, il ristorante dell’hotel firmato dallo chef pluristellato Paulo Airaudo, dove opera il resident chef Salvatore Paladino.
Quando il cocktail incontra la cucina
La vicinanza tra le due realtà potrebbe favorire una proposta gastronomica capace di valorizzare la miscelazione anche durante il pasto, un territorio ancora poco esplorato rispetto alle sue possibilità. Per il debutto è arrivato da Helsinki anche Timo Siitonen, bar manager del Kupoli, portando una sensibilità decisamente nordica. Il suo Forest Aura utilizza persino i finferli sottaceto, accostati al gin e al liquore di camemoro. Una scelta che incuriosisce e che racconta quanto la cultura del cocktail abbia ormai cominciato a frequentare territori un tempo riservati alla cucina.
La sfida oltre il Giardino Segreto
Herbarium parte dunque da un’intuizione felice, quella di cercare una propria identità nel patrimonio botanico di Palazzo dei Dogi. A Venezia, dove l’offerta alberghiera di lusso è particolarmente ricca, la qualità di un bar si misura anche dalla capacità di diventare un indirizzo frequentato per il piacere di bere qualcosa di buono. Il Giardino Segreto offre un motivo in più per varcare la soglia, mentre a Rachele Riccio spetta il compito di convincere gli ospiti a ritornarci per ciò che trovano nel bicchiere.
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