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Cronaca

Il metodo Ranucci: lo scudo privacy solo quando è la sua

Mentre è crescente la schiera degli scettici che contestano a Ranucci di aver trasformato la cronaca in un format dove supposizioni, rapidi flash e anteprime cariche di sospetto servono principalmente a gonfiare l'engagement digitale

di Angelo Vitale -

Sigfrido Ranucci alla Galleria Alberto Sordi durante la presentazione del libro della presidente della commissione di vigilanza Rai, la 5Stelle Floridia


L’ ultima puntata della saga di Sigfrido Ranucci non va in onda su Rai3, ma si scrive tra le mura del carcere di Rebibbia e le bacheche infuocate di Facebook.

Il metodo Ranucci

Il più recente mezzo colpo di scena, un thriller di serie B: Valter Lavitola, a Rebibbia, precisa al suo avvocato Arturo Cola che la scelta dell’attentato è stata “solo sua”. Rimane la motivazione “filantropica” dell’attentato: avrebbe agito per indurre le autorità a innalzare il livello di protezione del giornalista. Un “attentato di cortesia”, insomma.

Mentre i fan “duri e puri” si stringono a coorte di Ranucci sui social, incensando l’ultimo paladino del giornalismo d’inchiesta con commenti che rasentano la venerazione, nello stesso luogo aumentano le crepe, sotto il peso delle contraddizioni. Su Facebook, l’idolatria acritica è ormai contrastata da una schiera crescente di scettici che contestano a Ranucci di aver trasformato la cronaca in un format dove supposizioni, rapidi flash e anteprime cariche di sospetto servono principalmente a gonfiare l’engagement digitale.

Un hype che monetizza in modo impressionante: i guadagni provenienti dai post social della trasmissione arriverebbero a eguagliare il costo di produzione di ogni singola puntata. Un business del sospetto che la Rai, nonostante le polemiche, non sembra avere alcuna intenzione di ridimensionare.

La “trasparenza” pro domo sua

Ma è sul fronte della trasparenza che il corto circuito diventa accecante. Scoppia il “teatrino” scatenato dallo scandalo dei 2,5 milioni di euro relativi agli stipendi della squadra di Report diffusi dal Tempo.

Subito, l’annuncio di querele e un polverone di interrogazioni. Ranucci, da par suo, ha reagito denunciando come “gravissima” la pubblicazione di un documento interno sui costi della sua trasmissione. Qui, la coerenza batte in ritirata. Colui che ha costruito il suo mito sulla diffusione di documenti riservati e mail altrui, oggi si scopre improvvisamente geloso della propria privacy amministrativa.

Lo stesso giornalista che girava proprio a Valter Lavitola le mail interne della Rai. Evidentemente, nel metodo del Report di Sigfrido Ranucci, il segreto è un diritto a senso unico: sacro per i propri conti, carta straccia per quelli degli altri. In questo intreccio tra scorte sollecitate da “amici-nemici” e post social remunerativi, la morale resta un vestito che si indossa solo quando conviene.


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