L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Politica

La rinascita del Nord, la rivincita degli amministratori

di Alessandro Scipioni -


L’analisi lucida e spietata proposta da Giuliano Ferrara sulle colonne de Il Foglio segna il punto di non ritorno per la parabola politica di Matteo Salvini evidenziando con eccezionale lucidità ciò che nei palazzi istituzionali e sui territori si sussurrava da tempo. Il tempo di quella leadership è giunto inesorabilmente a scadenza.

Il progetto di trasformazione

Il progetto di trasformazione della Lega in un partito di destra radicale nazionale è fallito non solo per una cronica assenza di elaborazione culturale, ma soprattutto perché non ha saputo replicare le dinamiche capacità bossiane di strutturazione territoriale, ripiegando su un terreno elettorale estraneo dove il segretario ha finito per risultare meno credibile di figure alternative che occupano quello stesso spazio identitario con maggiore naturalezza. E che paradossalmente lui stesso ha contribuito a rafforzare.

Oggi il movimento si trova in una condizione di stallo patologico, sospeso tra una classe dirigente di nominati che, per mero istinto di sopravvivenza, si stringe attorno al proprio leader temendo il vuoto del dopo ed una base di amministratori e governatori che rappresenta la vera spina dorsale del Nord, i quali reclamano a gran voce un ritorno al pragmatismo delle origini.

La Lega e il futuro

La Lega non può permettersi di continuare a rappresentare il fanalino di coda per il centrodestra, in un momento in cui le piccole risalite nei consensi non sono affatto il frutto di una ritrovata sintonia con la linea nazionale, bensì l’effetto di un entusiasmo dinamico che cresce nei territori proprio in attesa di un cambio della guardia che segni il ripristino di un’identità federalista e radicata.

Chiunque abbia a cuore le sorti di questa forza politica deve trarre le conseguenze necessarie, riconoscendo che il declino non è un incidente della storia, ma l’esito di scelte strategiche scellerate e di una gestione contornata da collaboratori la cui inadeguatezza ha contribuito ad accelerare l’isolamento del vertice.

In questa fase storica il segretario attuale, dovrebbe comprendere che il massimo servizio che può rendere al movimento che ha guidato è quello di compiere un passo indietro, lasciando spazio a una nuova stagione capace di coniugare il buon governo delle regioni con una visione politica che sappia finalmente guardare con serietà e competenza alle sfide del Paese.

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