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Cronaca

Tutto il torbido emerso dalla riapertura del caso sul delitto di Garlasco

di Lino Sasso -


Non solo una sorta di porta girevole immaginaria che fa uscire Alberto Stasi dalla scena del crimine per farvi entrare, al contempo, Andrea Sempio. Nell’informativa dei carabinieri milanesi che supporta la nuova indagine della procura di Pavia sul caso del delitto di Garlasco c’è molto di più. A margine della nuova ricostruzione delle fasi dell’omicidio di Chiara Poggi, gli atti dell’inchiesta si soffermano anche su una serie di rapporti, contatti e relazioni tesi a sminuire il lavoro degli inquirenti. Ma anche sui diversi tentativi, susseguitisi negli anni, di ignorare piste alternative a quella che ha aperto le porte del carcere di Bollate per l’allora fidanzato della vittima. E nelle carte, a tal proposito, c’è di tutto e di più.

L’indagine su Sempio nel 2016

Si parte dal 2016. Allora, “senza ombra di dubbio”, scrivono i carabinieri di Milano, gli avvocati dell’epoca di Andrea Sempio hanno potuto giovare “illecitamente della documentazione che poi, formalmente il 13 gennaio 2017, era entrata in possesso del generale Garofano”. Documentazione relativa alle istanze della difesa di Alberto Stasi, tra cui la consulenza Linarello sul Dna presente sulle unghie di Chiara, presentate a sostegno della richiesta di revisione del processo. Gli atti erano nella disponibilità della dottoressa Laura Barbaini – che ha rappresentato l’accusa nel processo di appello bis contro Stasi – la quale li avrebbe trasmessi, insieme a un appunto con le proprie considerazioni, all’allora procuratore aggiunto di Pavia, Mario Venditti. Quest’ultimo – attualmente indagato a Brescia per corruzione – poi archiviò in tempi record l’inchiesta contro Andrea Sempio.

L’idea di bloccare l’indagine di Pavia sul caso del delitto di Garlasco

Proprio da Pavia, secondo gli inquirenti, sarebbero illecitamente finite nella disponibilità di legali e consulenti dell’indagato. L’ex pm Barbaini compare, inoltre, in intercettazioni risalenti a tempi ben più recenti. Poco dopo l’avvio delle indagini nel 2025, si legge nell’informativa dei carabinieri, “la preoccupazione della difesa dei Poggi, espressa testualmente dalle parole della famiglia, è quella di trovare un modo per bloccare l’indagine!”. In base a quanto acquisito da diverse intercettazioni che hanno captato le conversazioni della famiglia della vittima, gli avvocati dei Poggi avrebbero ricevuto proprio da Laura Barbaini il suggerimento di “di far intervenire formalmente la Procura Generale di Milano, quasi ad ipotizzare un potere censorio sulla legittima attività dell’autorità giudiziaria di Pavia”. Ma come? Proprio la famiglia Poggi, straziata dal dolore per aver perso una figlia in circostanze orribili, voleva che la nuova indagine si fermasse?

I tentativi di influenzare la famiglia Poggi contro la nuova inchiesta

E perché mai non guardare con favore alle nuove piste investigative per capire se giustizia era già stata effettivamente fatta o meno? Apparentemente un controsenso inspiegabile. Eppure una spiegazione c’è. Più di uno tra legali e consulenti dei genitori e del fratello di Chiara hanno riferito alla famiglia suggestioni tali da gettare ombre sulla nuova inchiesta. Anche questa circostanza è oggetto di diverse intercettazioni e fa parte delle carte dei carabinieri del Nucleo informativo di Milano. In soldoni, nel tentativo di screditare l’inchiesta della procura di Pavia servendosi di una squallida macchina del fango, sono state messe in giro voci circa una inesistente relazione tra la legale di Alberto Stasi, Giada Bocellari, e un pezzo grosso dei carabinieri di Milano Moscova. Proprio quelli che indagavo su Sempio.

Le ombre gettate sul nuovo caso sul delitto di Garlasco

Una fandonia bella e buona che è stata meschinamente fatta giungere fino all’orecchio di Giuseppe Poggi. Ecco spiegato, quindi, lo scetticismo della famiglia di Chiara rispetto a un’attività investigativa presentata subdolamente come dai “contesti poco trasparenti”. Infine, restando ai familiari della vittima, ci sono alcune conversazioni intercettate dalle quali “emerge chiaramente”, si apprende sempre dagli atti, “come vi sia certamente una commistione tra le versioni della famiglia Poggi e quelle indotte dal fronte Sempio”. In particolare Marco Poggi riferisce ai genitori di un confronto con Angela Taccia, uno degli avvocati di Andrea Sempio, sulle versioni fornite durante le audizioni dinanzi ai magistrati circa le visite degli amici nella villetta trasformatasi poi nel teatro dell’omicidio della sorella.


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