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Il pontefice a Napoli: “Basta guerre, non possiamo rassegnarci alle immagini di morte”

di Andrea Canali -


La visita pastorale di Papa Leone XIV a Pompei e Napoli avvenuta lo scorso 8 maggio anniversario della sua elezione al soglio pontificio, è caratterizzata indubitabilmente dall’aspetto mariano di tale venuta. Anzi ricordiamo che tale legame con l’Ave Maria, fu evidenziato fin dalla sua elezione al soglio pontificio che è proprio il giorno dedicato alla Supplica alla Beata Vergine del Rosario.

Fu lo stesso Santo Padre, in quella occasione, a sottolinearlo nel primo saluto alla folla dalla Loggia della Basilica di San Pietro che avrebbe voluto celebrare proprio il primo anniversario della sua elezione a Pompei, con la recita della preghiera di San Bartolo Longo (appartenente all’Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme come dal mantello che indossa dove riposa) fondatore di tale santuario centocinquanta anni orsono dalla posa della prima pietra avvenuta l’8 maggio 1876, appunto.

Per questo, è stato canonizzato il 19 ottobre, il quale in tutta la sua vita ha dimostrato un particolarissimo affidamento a Maria, colei che indica per prima la strada verso Cristo. Sicuramente importante quindi a due giorni della festa della mamma (cadente il 10 maggio scorso) che venga celebrata Maria, mamma del Signore e mamma delle mamme.

In tale speciale giornata il Santo Padre ha detto: “Mi sento benedetto ad essere qui” e con decisione: “Basta guerre, non possiamo rassegnarci alle immagini di morte”.

Quindi è stato prima a Pompei, dove ha celebrato la messa e la supplica alla Madonna, poi si è spostato nel capoluogo campano, dove ha tenuto un discorso al Duomo affermando: “Oggi sono qui per farmi contagiare dalla vostra gioia”, aggiungendo: “Combattiamo la violenza con la cura”. Inoltre ricorda: “Il mio venerato predecessore, Papa Francesco, venendo qui nel 2015, disse: “La vita a Napoli non è mai stata facile, però non è mai stata triste!’. È questa la vostra grande risorsa: la gioia, l’allegria”.

Significativo poi l’omaggio al Santo tanto amato dalla città, ossia San Gennaro, affermando a tal proposito: “Voglio fare un omaggio a San Gennaro, è tanto importante”. Con la conseguente visita alla Cappella del Tesoro di Gennaro. Sull’altare ha quindi sollevato l’ampolla baciandola ed esponendo tale teca con l’ampolla contenente il sangue del santo di Napoli. E ancora nella piazza del Plebiscito gremita di gente festante, nel suo discorso rispetto alla piaga della violenza il suo monito: “Promuoviamo una cultura alternativa alla violenza”.

E aggiunge: “La pace parte dal cuore dell’uomo, attraversa le relazioni, si radica nei quartieri e nelle periferie, e si allarga fino ad abbracciare la città intera e il mondo. Per questo sentiamo urgente lavorare anzitutto dentro la città stessa. Qui la pace si costruisce promuovendo una cultura alternativa alla violenza, attraverso gesti quotidiani, percorsi educativi e scelte pratiche di giustizia”.

Inoltre citando Pino Daniele: “Napoli è una città dai mille colori, in cui la cultura e le tradizioni del passato si mescolano alla modernità e alle innovazioni; è una città in cui una religiosità popolare spontanea ed effervescente si intreccia con numerose fragilità sociali e con i molteplici volti della povertà; è una città antica ma in continuo movimento, abitata da molta bellezza e nel contempo segnata da tante sofferenze e perfino insanguinata dalla violenza”.

In tutto sono 70mila i fedeli che hanno salutato Prevost, l’affetto del popolo e dei credenti napoletani non si è fatto attendere in quanto per le strade della città in segno di devozione gli è stata donata sia una pizza e successivamente da una pasticcera anche un dolce tipico del posto, simboli importanti di una città che attraverso il Pontefice vuole sperare e riscattarsi.

Infine ricordiamo che il Papa ha anche incontrato Patrizia Mercolino, la madre di Domenico Caliendo, il bimbo di quasi due anni e mezzo morto lo scorso 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli, per un trapianto di cuore.

Prevost tornerà in Campania, ad Acerra, il 23 maggio. Perché la speranza si costruisce giorno per giorno e nella fede.


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