L’antimilitarismo da ZTL della Salis: se la parata del 2 giugno diventa un trauma pacifista
Ilaria Salis vuole abolire la parata del 2 giugno. Un'analisi ironica sul pacifismo radical-chic che scambia la difesa nazionale per militarismo
C’era una volta la Festa della Repubblica, quella con il tricolore, l’orgoglio nazionale, i Corazzieri alti due metri e le Frecce Tricolori che dipingono il cielo di Roma lasciando a bocca aperta nonni, bambini e pure qualche turista di passaggio. Poi, puntuale come il bollo dell’auto a scadenza, è arrivata la maestrina d’Europa, Ilaria Salis, a spiegarci che abbiamo capito tutto male.
Mentre il Presidente della Repubblica e le più alte cariche dello Stato rendevano omaggio a chi il Paese lo difende davvero, l’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra ha deciso di deliziarci con una delle sue perle di saggezza geopolitica direttamente via social. Il succo del Salis-pensiero? «In un’epoca pericolosamente segnata da riarmo, militarismo e guerre sempre più vicine, servirebbe il coraggio di compiere una scelta forte e controcorrente: abolire la parata militare del 2 giugno e restituire alla Festa della Repubblica il suo originario carattere civile, popolare e democratico».
Perché sfilare ai Fori Imperiali sarebbe un atto di intollerabile militarismo. Bisogna invece “costruire ponti, non muri”. Ci mancavano solo le chitarre e i falò in spiaggia ed eravamo al completo.
Il pacifismo selettivo da salotto
Che tenerezza. Verrebbe quasi da spiegarle, con molta calma, che quei ragazzi in divisa che marciano davanti alle tribune non sono lì per invadere la Polonia domattina, ma rappresentano le Forze Armate di una Repubblica democratica. Quella stessa Repubblica che, ironia della sorte, garantisce alla Salis la libertà di viaggiare in business class verso Bruxelles e di sparare sentenze sulla difesa nazionale stando comodamente seduta su una poltrona parlamentare ottenuta con un miracolo del marketing elettorale rosso-verde.
Ma d’altronde, l’allergia della sinistra radical-chic per la divisa è un classico intramontabile. Per loro, l’esercito è bello solo se è quello dei “compagni” o se serve a fare da sfondo a qualche rivoluzione d’altri tempi. Se invece si tratta dei soldati italiani (gli stessi che spalano il fango durante le alluvioni, che garantiscono la sicurezza nelle nostre città con l’operazione Strade Sicure o che rischiano la pelle nelle missioni di pace all’estero per rimediare ai casini geopolitici globali) allora no, diventa “militarismo pericoloso” che offende la Costituzione.
Ma quale “popolare”?
L’aspetto più esilarante della faccenda è quel richiamo al carattere “popolare” della festa. Qualcuno dovrebbe sommessamente far notare all’onorevole Salis che non c’è nulla di più popolare, nel senso più nobile e democratico del termine, della folla che si accalca lungo Via dei Fori Imperiali. Famiglie, operai, pensionati, giovani: il “popolo”, quello vero, quello che non passa le giornate a fare tweet sulla demilitarizzazione delle menti, il 2 giugno va a Roma per sventolare le bandierine e applaudire i propri soldati.
Ma per la Salis e la sua cerchia di intellettuali da ZTL, il popolo è sovrano solo quando vota come dicono loro. Se invece ama le Frecce Tricolori e si commuove davanti all’Inno di Mameli, allora diventa una massa retrograda da rieducare a colpi di comunicati stampa intrisi di retorica pacifista.
Il coraggio (degli altri)
La Salis parla di “scelta forte e controcorrente” e di “coraggio”. Chiedere l’abolizione di una sfilata istituzionale mentre si gode di un’immunità parlamentare e di uno stipendio europeo da capogiro: ecco, se dobbiamo pensare al “coraggio”, forse le prime immagini che ci vengono in mente sono altre. Ad esempio, quello dei nostri militari impegnati nei teatri operativi più caldi del mondo, o dei carabinieri che presidiano territori difficili.
Ma tant’è. Finché la politica estera e di difesa della sinistra si ridurrà a queste battute da centro sociale prestate alle istituzioni europee, la parata del 2 giugno non corre pericoli. Anzi, forse un merito Ilaria Salis ce l’ha: con le sue uscite riesce nell’incredibile impresa di far sembrare persino la sfilata più rigorosa un momento di assoluto, irresistibile e democratico divertimento.
Avanti con i motori, allora. E buona Festa della Repubblica.
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