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Cronaca

Inchiesta Mps-Mediobanca, tutte le accuse della Procura

Dal ruolo di Akros agli investimenti a scacchiera: le accuse agli indagati eccellenti del risiko bancario

di Martino Tursi -


Dopo l’inchiesta ecco le accuse della Procura sull’offerta pubblica di scambio che ha portato Mps, il Monte dei Paschi a “conquistare” Mediobanca e il salotto buono della finanza italiana. Secondo i controlli dei magistrati di Milano, l’acquisizione da parte di Mps dell’istituto di credito di piazzetta Cuccia sarebbe avvenuta “in palese violazione delle norme” del Testo unico della Finanza. L’ipotesi è quella per cui gli indagati avrebbero manipolato “concretamente” il prezzo dei titoli di Mediobanca. E a supporto di questa ipotesi ci sarebbero “gravi indizi”.

Inchiesta Mps-Mediobanca, cosa dice la Procura

Nel mirino dei magistrati milanesi che hanno avviato l’indagine nei mesi scorsi, ci sono le strategie che avrebbero messo in campo gli indagati. Ossia l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri (amministratore delegato di Delfin, finanziaria vicina alla famiglia Del Vecchio) e Luigi Lovaglio (ad di Mps). Un’acquisizione che sarebbe stata studiata a tavolino “attraverso condotte di persone fisiche”, si legge nei documenti dell’indagine, “che  sulla base dei gravi indizi fin qui raccolti, sono risultate idonee a manipolare concretamente il prezzo delle azioni di Mediobanca e perciò a integrare il reato previsto dall’articolo 185 del Tuf”.

Gli investimenti a scacchiera

Ma sotto la lente della Procura di Milano, nell’ambito dell’inchiesta sull’Ops Mps a Mediobanca, sono finite le scelte degli ultimi anni. A cominciare da quelli che gli inquirenti hanno ipotizzato come “investimenti a scacchiera” da parte di Gruppo Caltagirone e Delfin. Che avrebbero interessato sia Mediobanca che Generali. Un’intesa che per l’accusa sarebbe suffragata dalle comuni intenzioni di voto (o astensioni) che sarebbero state sempre allineate. E che hanno indotto i magistrati a ritenerle “finalizzate solo a ottimizzare profitti di investimenti finanziari e non piuttosto il frutto di un accordo su un progetto, anche sufficientemente preciso, volto a far parte in maniera determinante degli assetti di potere di Mediobanca e Generali”.

Il caso Akros

Ma i dubbi non finiscono qui. Per gli inquirenti della Procura che indagano sull’Ops di Mps – Mediobanca, c’è un altro elemento che sembra un po’ inusuale. Si tratta dell’affidamento a Banca Akros del ruolo di bookrunner unico, ossia di solo soggetto deputato a raccogliere gli ordini e gli investimenti sull’affare in questione. A far storcere il naso ai magistrati è il fatto che Akros abbia avuto, fino a quel momento, “una sola esperienza di Abb alle spalle”. Peraltro, sottolineano i pm, “di entità notevolmente inferiore” a quella che ha animato il risiko bancario. Perché, si chiedono dalla Procura, non fu scelta una banca internazionale come era già accaduto in passato? Il dubbio è che qualcuno forse avrebbe voluto “pilotare l’attività di dismissione”.


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