Index Disagio: la spesa torna a scottare
Dopo aver toccato i minimi storici a inizio anno, l'indicatore ha registrato ad aprile un aumento di otto decimi di punto, arrivando a quota 10,3
Nel mese di aprile il “Misery Index” di Confcommercio balza a 10,3, segnando un netto peggioramento del disagio rispetto a marzo e della possibile spesa degli italiani.
A pesare sulle tasche degli italiani è l’impennata dei prezzi dei beni quotidiani, spinti dal caro-energia.
Il termometro del malessere economico degli italiani
L’Index Confcommercio sul disagio ha ripreso a salire bruscamente: la spesa scotta. Dopo aver toccato i minimi storici a inizio anno, l’indicatore ha registrato ad aprile un aumento di otto decimi di punto, arrivando a quota 10,3.
Questo numero ci dice che, nonostante il lavoro tenga, il “caro-vita” sta ricominciando a mordere con forza.
Cosa sta succedendo: il paradosso di aprile
Il dato di aprile è il risultato di due forze contrastanti. La spesa “fresca” accelera: i prezzi dei beni che compriamo più spesso (cibo, carburanti, servizi) sono letteralmente volati al +4,3%, un balzo notevole rispetto al +3,1% di marzo. Non si vedevano valori così alti dalla fine del 2023.
Il lavoro resiste: sul fronte dell’occupazione arrivano notizie migliori, con un tasso di disoccupazione ufficiale che scende al 5,1%. Tuttavia, questo miglioramento non è bastato a compensare l’esplosione dei prezzi.
L’ombra del Medio Oriente “sulla spesa”
Il principale colpevole di questa fiammata è il settore energetico. Le persistenti tensioni in Medio Oriente continuano a mantenere alti i costi di luce e gas. Per ora il rincaro è rimasto confinato all’energia, ma il timore è che presto possa “contagiare” anche altri prodotti di consumo quotidiano.
Cosa ci aspetta: un’estate sotto osservazione
Le previsioni del Misery Index sulla spesa per i prossimi mesi invitano alla prudenza. Rincari fino a giugno: gli esperti prevedono che la spinta al rialzo dei prezzi continuerà almeno fino all’inizio dell’estate. Rischio consumi: se i prezzi non dovessero scendere dopo giugno, le famiglie potrebbero essere costrette a tagliare drasticamente le spese nella seconda metà dell’anno.
Meno crescita: questo “freno” ai consumi avrebbe effetti negativi a catena su tutto il Paese, rallentando la crescita economica e mettendo a rischio i nuovi posti di lavoro creati finora. In breve, il disagio sociale è destinato ad allargarsi nel breve periodo.
La tenuta del mercato del lavoro è l’unica vera rete di sicurezza, ma la sfida contro l’inflazione energetica entra ora nella sua fase più delicata.
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