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Esteri

Cessate il fuoco Israele – Libano lontano: perché i negoziati sono in stallo

Si parla a Washington mentre si combatte sul campo. E Aoun....

di Paolo Diacono -


Si avvicinava un cessate il fuoco tra Israele e il Libano e, con questo, un punto decisivo per i negoziati relativi alla guerra tra Usa e Iran. La soluzione, forse, a un passo. I negoziatori sono al lavoro. Tra le ipotesi di lavoro, oltre all’estensione della tregua tra Washington e Teheran, pure un cessate il fuoco tra Tel Aviv e Beirut. Nel frattempo non si muove una foglia nell’area dello stretto di Hormuz. Tutto resta fermo e bloccato. In attesa che qualcosa si muova nei negoziati che fervono in queste ore.

Vicino un cessate il fuoco tra Israele e il Libano?

Lo riferiva Reuters. Il fronte aperto tra l’Idf ed Hezbollah uno dei più caldi di tutto il conflitto. Arrivare a un cessate il fuoco tra Libano e Israele, adesso, potrebbe rappresentare un punto importante per comporre la guerra. L’ottimismo sembrava crescere di ora in ora. La Casa Bianca stessa riferivae di nutrire forti speranze. Se, da un lato, la portavoce Leavitt ha smentito la richiesta ufficiale del rinnovo della tregua con l’Iran, dall’altra ha definito “produttivi e in corso” i negoziati che stanno proseguendo con la mediazione del Pakistan.

Le schermaglie

Era stata proprio Hezbollah, questa notte, a riferire che un cessate il fuoco tra Israele e Libano potesse essere considerato “vicino”. Nell’area, però, gli attacchi sono continuati. La pace sul fronte è ritenuta essenziale per la buona riuscita dei negoziati. Come ha riferito, e confermato, il ministro degli esteri di Islamabad Hina Rabbani Khar.

Negoziati in una fase critica

Non c’è uno stallo totale, ma una “diplomazia parallela”. Si parla a Washington mentre si combatte sul campo. Nonostante l’annuncio del presidente Donald Trump circa un incontro trilaterale alla Casa Bianca tra il Segretario di Stato Marco Rubio e i delegati di Beirut e Gerusalemme, la realtà resta segnata da un gelo diplomatico profondo.

A confermare l’estrema fragilità del dialogo, il clamoroso passo del presidente libanese Joseph Aoun. Si è categoricamente rifiutato di rispondere a una telefonata diretta del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Aoun ha ribadito che nessun colloquio, formale o informale, può avere luogo finché l’Operazione Oscurità Eterna continua a colpire il territorio libanese.

Mentre l’inviato speciale Michael Needham tenta di mediare sui dettagli tecnici del disarmo di Hezbollah e sul rafforzamento delle Laf(Forze Armate Libanesi) a sud del fiume Litani, sul terreno l’Idf ha stretto l’assedio su Bint Jbeil, cuore logistico della resistenza sciita.

Il governo libanese resta dunque scosso da una crisi interna. Se da un lato la presidenza cerca di mantenere una linea di sovranità nazionale, dall’altro la pressione di Washington per un accordo immediato si scontra con il lancio di razzi di Hezbollah verso la Galilea. Così rendendo i negoziati di oggi un esercizio di equilibrismo su un baratro bellico.


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