Iran: il Pakistan ha frenato la ripresa della guerra. Meloni a muso duro
Lo Stretto di Hormuz resta chiuso
La questione del Libano e un cessate il fuoco nel Paese sono un prerequisito affinché la Repubblica Islamica dell’Iran “avvii qualsiasi nuovo processo negoziale”. Tutti gli alti funzionari iraniani, secondo l’agenzia Fars, “sono unanimi su questo punto. Se la questione libanese non verrà risolta, non ci saranno negoziati”.
La mediazione decisiva del Pakistan
Il Pakistan, alle prese con la difficile mediazione, ha fatto sapere che il premier Shehbaz Sharif e il capo delle forze armate Asim Munir hanno “apprezzato la moderazione dimostrata dalle parti” prima dei colloqui tra Iran e Usa in programma a Islamabad nel fine settimana. L’azione diplomatica pachistana si sta rivelando importante e preziosa.
Il viceministro degli Esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh, ha dichiarato che Teheran era sul punto di reagire alla violazione del cessate il fuoco, ma ha deciso di non farlo dopo l’intervento degli alleati. A riportarlo è Iran International.
Gli iraniani in piazza per Ali Khamenei
Migliaia di iraniani hanno reso omaggio all’ex Guida Suprema, Ali Khamenei, che ha governato l’Iran per quasi quattro decenni ed è stato ucciso il 28 febbraio, il primo giorno della guerra scatenata dall’aggressione militare di Israele e Stati Uniti. Suo figlio Mojtaba, succedutogli all’inizio di marzo, non ha fatto apparizioni pubbliche da allora. Le immagini trasmesse dalla televisione di Stato, hanno mostrato i raduni organizzati a Urmia, Gorgan e nella capitale, dove i bombardamenti sono cessati in seguito all’attuazione di una fragile tregua. L’omaggio nazionale è iniziato alle 9.40 (7.10 in Italia), l’ora della sua morte. A causa del conflitto, i funerali di Stato per Khamenei padre, inizialmente annunciati, non poterono essere celebrati. L’assenza del figlio rafforza i sospetti sulle sue pessime condizioni di salute. Fonti di intelligence israeliane e statunitensi ritengono che versi addirittura in uno “stato di incoscienza”.
La Russia e gli Houthi: pace e guerra
Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha avuto una conversazione con l’omologo iraniano Abbas Araghchi, in cui ha espresso la speranza per il successo del processo negoziale e ha confermato la disponibilità della Russia “a contribuire alla ricerca di soluzioni che consentano di superare le conseguenze dell’aggressione”. Il contenuto del dialogo è stato reso noto dal ministero degli Esteri di Mosca in un comunicato.
Abdul Malik al-Houthi, leader dei ribelli Houthi dello Yemen, ha descritto la sospensione temporanea delle ostilità tra Usa e Iran come “una grande vittoria” per gli alleati. In una dichiarazione video diffusa su Telegram, ripresa da al Jazeera, al-Houthi ha sostenuto che la Repubblica islamica è riuscita a “sconfiggere il nemico”. Il capo del gruppo armato yemenita ha poi elogiato Hezbollah per la battaglia che sta conducendo in Libano.
Meloni e l’Iran
La questione Iran è stata anche al centro dell’informativa alle Camere sull’azione del governo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. A chi ha accusato l’esecutivo di centrodestra di mancanza di coraggio, Meloni ha fatto notare che “la posizione italiana, nella crisi iraniana, è stata esattamente la stessa dei principali Paesi europei”.
La premier ha sottolineato che “la collocazione internazionale dell’Italia non l’ha inventata questo governo, ma è la stessa da circa 80 anni a questa parte”. La leader di Fratelli d’Italia ha definito scontato il ritornello sulla sua subalternità al presidente americano Trump e ancora più scontato quello “dal titolo ‘la Meloni scelga tra Trump e l’Europa’”.
Ribadito il concetto già espresso in precedenza su “Epic Fury”. Quella condotta in Iran dagli Usa è “una operazione militare che l’Italia non ha condiviso e a cui non ha partecipato. Un dato emerso in tutta la sua concretezza con la vicenda di Sigonella, nella quale l’Italia si è, ovviamente, attenuta scrupolosamente alla lettera dei trattati e degli accordi che regolano i nostri rapporti con gli Stati Uniti”.
La circostanza, ha rimarcato la premier, “fa giustizia della solita propaganda a buon mercato ascoltata anche in queste settimane”.
Lo Stretto di Hormuz
La petroliera “MSG”, battente bandiera gabonese, è stata ieri la prima nave non iraniana ad attraversare lo Stretto di Hormuz, dopo la tregua, stando ai dati forniti da “Marine Traffic”. Trasporta 44.000 barili di gasolio.
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