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Esteri

Iran: l’accerchiamento degli Usa è un’illusione di Trump

Teheran: “Gli Usa non sono più nella condizione di imporsi”

di Ernesto Ferrante -


La strategia di logoramento degli Stati Uniti non sta funzionando con l’Iran. Il portavoce del ministero della Difesa iraniano, Reza Talaei-Nik, ha affermato che gli Usa “non sono più nella posizione di imporre la loro politica a nazioni indipendenti”. “Washington, ha poi aggiunto, dovrebbe accettare che deve abbandonare le sue richieste illegali e irragionevoli”.

Le imposizioni di Trump non cambiano la posizione dell’Iran

Il presidente statunitense Donald Trump ha lasciato intendere di non essere disposto ad accettare l’ultima proposta di accordo presentata da Teheran e consegnata agli statunitensi tramite il Pakistan. Nel piano proposto dagli iraniani, era prevista la riapertura dello Stretto di Hormuz, con uno slittamento delle questioni relative al programma nucleare a negoziati successivi.

Il tycoon su Truth ha scritto che l’Iran “ci ha appena informato di trovarsi in uno ‘Stato di collasso’. Ci chiedono di ‘aprire lo Stretto di Hormuz’ il prima possibile mentre cercano di risolvere la loro situazione di leadership (cosa che, credo, riusciranno a fare!)”. Una trumpata in piena regola, smentita dagli iraniani.

I falchi di Teheran non vogliono cedimenti

A tre settimane dall’inizio del cessate il fuoco, sta prevalendo la posizione della componente più radicale del fronte conservatore (paydari), che si oppone a qualsiasi dialogo con gli Stati Uniti, ritenuti poco credibili dopo aver fatto saltare con bombe e missili i precedenti tavoli negoziali. Sconfessata la tesi angloamericana della frattura interna alla catena di comando iraniana. “Non c’è alcuna lotta di potere tra i leader: la Guida Suprema ha il pieno controllo e nessuno osa disobbedire”, ha assicurato Hamid-Reza Taraghi.

Doha vuole pace e stabilità nell’area

Il Qatar sostiene la mediazione del Pakistan tra Iran e Stati Uniti. A dichiararlo è stato il portavoce del ministero degli Esteri di Doha, Majed Al-Ansari, durante una conferenza stampa, parlando del coordinamento in corso con Islamabad per la fine del conflitto. Doha, ha proseguito Al-Ansari, è favorevole a un “accordo globale” per porre fine alla guerra. La principale preoccupazione qatariota, ha sottolineato, è la sicurezza regionale, poiché gli attacchi dell’Iran hanno messo in discussione la stabilità dell’area.

La Repubblica islamica non è isolata

L’Iran si è detto pronto pronto a condividere le sue capacità in materia di armamenti difensivi con “i Paesi indipendenti, in particolare i membri dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco)”. Il viceministro della Difesa iraniana per lo sviluppo gestionale e la pianificazione strategica, il generale di brigata Reza Talaei-Nik, durante una riunione dei ministri della Difesa della Sco tenutasi a Bishkek in Kirghizistan, ha sostenuto che le forze armate della Repubblica islamica sono pronte a rispondere a qualsiasi azione ostile.

Israele continua a uccidere e distruggere in Libano

In Libano sono 2.534 i morti e 7.863 i feriti dal 2 marzo. Nel sud del Paese dei Cedri proseguono le operazioni militari israeliane contro Hezbollah. Le forze israeliane hanno distrutto “un vasto sistema di tunnel” nella zona di Qantara. Forti deflagrazioni sono state udite nell’area.

I miliziani del Partito di Dio hanno colpito un bulldozer militare israeliano nella città di Bint Jbeil, nel sud del Libano, ieri pomeriggio, mentre stava demolendo delle case. Il mezzo delle Idf è stato bersagliato con un drone carico di esplosivo.

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha fatto sapere che saranno rasi al suolo tutti i villaggi di confine libanesi ad eccezione di alcune comunità cristiane, per impedire ai miliziani sciiti di sferrare attacchi dalla zona. L’esercito ha insistito sul fatto che sta distruggendo solo le infrastrutture di Hezbollah, che a suo dire sono spesso nascoste nelle abitazioni civili.

Si sblocca la situazione in Iraq

L’Iran sembra sul punto di uscire dallo stallo. Ali Faleh Kazem al-Zaidi, imprenditore con interessi nei media oltre che nella finanza, appoggiato dal principale blocco politico sciita in Parlamento, il Quadro di coordinamento, ha ricevuto dal presidente iracheno Nizar Amedi l’incarico di formare il nuovo governo di Baghdad. Amedi ha chiesto a “tutte le forze politiche di sostenere” al-Zaidi, l’uomo del “compromesso”, che ha promesso – come ha riferito l’Ina – di lavorare con tutti i partiti per la formazione di un governo. Ha trenta giorni per farlo e sottoporlo all’approvazione del Parlamento.


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