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“La Corea del Nord dietro la rapina a Binance”, il Bureau accusa Pyongyang

Si stima che le rapine cibernetiche condotte dal Paese abbiano ormai superato la cifra cumulativa di 13,5 miliardi di dollari

di Daniel Walker -


La Corea del Nord dietro l’affair Binance? L’Fbi ne è convinto. Alle ore 16:20 del 29 ottobre scorso, i wallet operativi del più grande exchange di criptovalute al mondo hanno iniziato a svuotarsi a una velocità mai vista prima.

La rapina a Binance

Nell’arco di appena venti minuti, una serie di transazioni non autorizzate su undici differenti blockchain ha prosciugato circa 6,4 miliardi di dollari. Così, consumando la più grande rapina finanziaria della storia.

Mentre le strutture di sicurezza internazionali cercavano di comprendere la natura dell’attacco, gli hacker avevano già avviato una frenetica corsa contro il tempo. In meno di mezz’ora hanno convertito 325 milioni di dollari in stablecoin a rischio congelamento in 285 milioni di dollari in Ethereum . In tal modo hanno anticipato i blocchi degli emittenti centralizzati.

Dietro questo raid digitale – dice l’Fbi – si cela la regia di TraderTraitor, noto anche come Jade Sleet o Pressure Chollima. E’ l’unità d’élite della sicurezza cibernetica della Corea del Nord specializzata nell’infiltrazione nel settore Web3 e nelle piattaforme finanziarie.

Per violare la sicurezza di Binance, gli attaccanti non hanno semplicemente sfruttato una vulnerabilità di rete, ma hanno orchestrato un sofisticato attacco ingegneristico.

L’intrusione è iniziata compromettendo il laptop di un ingegnere dell’azienda, ottenendo così le autorizzazioni necessarie per far eseguire ai wallet hot di Binance codici arbitrari creati ad hoc.

L’infiltrazione

L’operazione di infiltrazione è stata affinata attraverso tecniche di ingegneria sociale supportate dall’uso dell’intelligenza artificiale. Impiegata, stavolta, per creare falsi reclutatori di fantomatiche aziende di blockchain intelligence.

Attraverso finti processi di selezione lavorativa, gli hacker hanno inoculato malware multipiattaforma veicolati tramite moduli Terraform trojan. Tra questi, Flaroof, uno stealer in Python capace di sottrarre credenziali riservate. Ma pure la backdoor Roofdeck, in grado di garantire il controllo remoto totale dei sistemi della vittima.

La “fuga”

Una volta sottratte le risorse, l’apparato di riciclaggio nordcoreano ha attivato un’architettura finanziaria multilivello altamente automatizzata per far perdere le tracce del denaro.

I sistemi di tracciamento forense di Chainalysis ed Elliptic hanno registrato migliaia di transazioni simultanee. Gli indirizzi destinatari venivano prima testati con un trasferimento microscopico di di risorse. Poi, per distribuire i fondi su una vasta rete di portafogli vergini.

Una tecnica nota come peeling chains, servita a far “impazzire” gli algoritmi di monitoraggio anti-riciclaggio.

Per bypassare definitivamente la tracciabilità tra le diverse reti, l’organizzazione ha sfruttato il cosiddetto chain-hopping. I token sono stati prima scambiati rapidamente su aggregatori di finanza decentralizzata come 1inch e Uniswap. Poi, sono stati trasferiti verso la rete Bitcoin passando attraverso protocolli di ponte come THORChain.

Lo scavalco delle sanzioni

Nonostante le sanzioni dell’Ofac statunitense, una parte consistente dei fondi è stata immessa nei contratti intelligenti decentralizzati di Tornado Cash, che continuano a funzionare in modo inarrestabile.

Le indagini dell’Fbi hanno confermato che i fondi rubati a Binance sono stati miscelati con i proventi di un precedente attacco alla piattaforma Bitget, confermando l’attribuzione diretta a Pyongyang.

I precedenti

Si stima che le rapine cibernetiche condotte dalla Corea del Nord abbiano ormai superato la cifra cumulativa di 13,5 miliardi di dollari.

Secondo gli esperti di sicurezza e i dossier delle Nazioni Unite, queste enormi risorse in valuta virtuale vengono convertite in liquidità tradizionale. Nella manovra, le reti della criminalità organizzata cinese che contribuiscono a finanziare direttamente i programmi nucleari e missilistici del regime, oltre a sostenere la produzione di armamenti.

Accuse gravissime, infarcite di aspetti tecnici ostici ai più. La prova che la guerra cibernetica finanziaria abbia raggiunto un livello di automazione ed efficacia capace di minacciare l’intera stabilità del mercato crypto globale.

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