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Cultura & Spettacolo

La Lucania di Eco: il viaggio di Dibiase nella storia di Gesù

di Vincenzo Viti -


Che Basilicata o Lucania siano il forziere che custodisce la mente ciclopica di un Umberto Eco in miniatura? Domanda che sale da un lacerto ancora in evoluzione che circola (finora senza editore se non l’Autore), un prezioso prodotto artigiano, un quadrante che ordina accurate bozze di ricerca tuttora sospese fra dubbi ed evidenze.

Dalla lettura percepiamo stupori e cautele che accompagnano un complesso trattato esplorativo tuttora aperto alla investigazione, una proposta , meglio una ipotesi, di costruzione cronologica e storica delle date da attribuire alla nascita e morte di Gesù.

Date da validare mediante strategie di ricerca proprie della modernità (astronomia, tecnologie avanzate, supporti spaziali, ingegneria quantistica) affidate a “metodo” e “modello” autenticamente innovativi. È proprio questo, per uscire dalle nebbie di una introduzione così complessa, il tema che infervora Nunzio Dibiase, un’anima inquieta e interrogativa, esperto navigatore fra rigore critico e intelligenza artificiale, lucano di acume, torsione malinconica e riservata, già apprezzato Amministratore di Bernalda, nel cuore del Metaponto.

A lui si deve la stesura (provvisoria poiché immagino non sia ancora in libreria) di un teorema che si spiega e si disoiega per 144 pagine di affilata ricerca storica e iconografica.

Un impegnativo gioco a scacchi fra reperti, racconti evangelici e un occhio rivolto alle stelle. Risultato: una rigorosa, persuasiva ricerca sulla affidabilità delle date che secondo la tradizione racconterebbero “la storicità di Gesù” nella sequenza di “incarnazione, nascita e crocifissione”.

A partire dalla quale è stata finora testimoniato l’ingresso del Dio dei Cristiani nella storia del mongo. Una ricostruzione cui Dibiase ricorre combinando diversi ma convergenti piani di lettura che rovesciano il vecchio ordito di simbolismo evangelico e religioso, letterario perfino astronomico.

Una operazione ricostruttiva che finisce per coinvolgere calendari, epoche, giurisdizioni, regimi imperiali e poteri, e che parte dalla riconnessione dell’intero ciclo di “concezione incarnazione nascita e morte sulla Croce del Figlio di Dio”.

Una coordinazione essenziale, fondativa che colloca la Vergine Maria alla “origine” dello straordinario processo generativo quindi alla fonte dei successivi svolgimenti della Storia. Il lavoro cui Dibiase attende è perciò di severo vaglio critico e risponde con energia positiva all’esigenza di un razionale ed effettivo riallineamento di eventi su cui avevano a lungo operato suggestioni inseminate dalla tradizione. Ciò che he non toglie grandezza e verità al racconto evangelico.

Se mai lo depura da orpelli e contraddizioni. Infine un pensiero finale riparatore e deduttivo. A fin di bene. Perché non appaia eccessivo barocco perfino iconoclasta il richiamo del Dibiase allo strepitoso genio medievalista e comunicativo di Umberto Eco. Fatte le debite differenze , siamo posti in questo caso di fronte a un originale, audace schema o o rudimento di “romanzo metastorico“.

Al racconto affascinante di una impresa prometeica che rilegge con gli strumenti laici della modernità la “grande storia del Dio dei Cristiani che si fece Uomo”.

Impresa certo sostenuta dai sussidi di AI e scienze empiriche che incoraggiano oltranze e certezze. Leggere tuttavia Dibiase aiuta a guardarsi dentro, chiana al coraggio e alla onestà nella ricerca. Perché non credergli?


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