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Ambiente

La nuova economia circolare italiana in un network

Duecentocinquanta casi studio nella piattaforma Icesp. La sfida attuale, la replicabilità: trasformare queste eccellenze da casi isolati a standard industriale nazionale

di Dave Hill Cirio -


Economia circolare: un tempo solo “una questione di riciclo”. Oggi, una vera e propria “resurrezione della materia”, con l’Italia che si conferma laboratorio d’avanguardia nella transizione ecologica. Lo racconta l’ultimo monitoraggio sulle buone pratiche di economia circolare della piattaforma Italian Circular Economy Stakeholder Platform.

Un’azione istituzionale

Un’iniziativa oltre le mode passeggere, che vede la convergenza di oltre 200 attori — tra imprese, enti di ricerca, istituzioni e società civile — impegnati nel mappare e scalare soluzioni concrete per un futuro waste-free. La piattaforma Icesp, coordinata da Enea, non è un semplice database, ma lo specchio di una strategia di sistema.

Il monitoraggio continuo permette di analizzare centinaia di casi studio (stavolta 250 ma con un incremento costante ogni anno), classificati per settore e impatto. L’obiettivo è chiaro: rappresentare in Europa il “modo italiano” di fare economia circolare, unendo innovazione tecnologica e heritage manifatturiero.

Dalle grandi industrie ai piccoli distretti locali, il report evidenzia come la simbiosi industriale e l’ecodesign siano i pilastri di questa trasformazione. Netti, i trend. L’innovazione si sta spostando dalla gestione del fine-vita alla progettazione a monte. Il trend dominante è l’ecodesign, che punta a creare prodotti riparabili, modulari e pensati per durare.

Molti casi studio

Un caso emblematico, quello di Movopack, che rivoluziona la logistica dell’e-commerce eliminando il concetto di “scatola usa e getta”. Il loro modello di packaging riutilizzabile fino a 20 volte trasforma l’imballaggio da prodotto a servizio, riducendo drasticamente le emissioni e i rifiuti prodotti dai giganti delle spedizioni. Uno, per tanti casi studio.

Perché il report Icesp 2026 brulica di storie che sembrano fantascienza, ma sono realtà industriali operative. Per l’agricoltura rigenerativa e il biometano, molte aziende del settore caseario stanno per esempio trasformando il siero di latte e gli effluenti zootecnici in biometano e fertilizzanti naturali, chiudendo il ciclo energia-cibo.

La simbiosi agro-industriale continua con gli scarti della filiera agrumicola (il cosiddetto “pastazzo”) che non sono più un costo di smaltimento, ma diventano basi per la cosmesi o fibre tessili innovative. O, ancora, la seconda vita del caffè ove progetti come quelli legati al recupero dei fondi della bevanda nazionale dimostrano come uno scarto urbano possa diventare il terreno fertile per la produzione di funghi commestibili, in un perfetto esempio di agricoltura urbana circolare.

Un approccio multistakeholder

La forza di Icesp, nel suo approccio multistakeholder. I 200 attori non si limitano a segnalare successi, ma analizzano criticità normative e barriere tecniche. Un lavoro cdi lettura costante che punta a fornire ai decisori politici i dati necessari per creare leggi che favoriscano l’uso delle materie prime seconde, rendendo la transizione non solo ecologicamente necessaria, ma economicamente vantaggiosa.
La sfida attuale, la replicabilità: trasformare queste eccellenze da casi isolati a standard industriale nazionale.


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