La sicurezza passa per il rispetto delle regole
Che quello legato alla sicurezza sarebbe stato uno dei principali temi della prossima campagna elettorale era evidente già da un po’. Ci sono zone e quartieri delle città italiane dove la percezione del pericolo è la regola. Ma anche realtà, come Milano, dove la sensazione di insicurezza si respira praticamente quasi ovunque, senza distinzione tra centro e periferia. E al netto dei singoli episodi violenti che ormai quotidianamente riempiono le cronache, a rappresentare il problema maggiore è proprio quanto sia strisciante una paura diffusa. Non è un caso, che proprio partendo da questo dato, il dibattito politico si concentri su tutto quanto ruota attorno al tema della sicurezza. Talvolta in una gara a chi la spara più grossa, a chi esagera di più. Chiaramente, quando una questione così importante è particolarmente sentita, trasformare un’esigenza in un’emergenza è tanto più facile.
Gli eccessi da una parte e dall’altra
Altrettanto agevole, sulla scorta dell’esasperazione dei cittadini, è mischiare i piani e proporre soluzioni estreme, forti quasi quanto il problema stesso. Lo stiamo vedendo da giorni a proposito delle condanna definitiva del gioielliere Roggero e, in qualche modo, anche in relazione al caso Fakir, l’uomo morto mentre era ammanettato dopo essere stato fermato dalla Polizia a Bologna. Su entrambi gli episodi la politica – neanche a dirlo – si è divisa e l’interpretazione dei fatti e delle dinamiche appare permeata da quella solita lunga serie di preconcetti e convinzioni che, evidentemente, si sono sedimentati al punto da confondere ogni piano. E lo stesso avviene tra i cittadini. Basta sbirciare un qualsiasi social network per imbattersi in commenti che, in un verso o nell’altro, in comune hanno solo una cosa: l’esagerazione. Una dimostrazione di come il Paese, proprio come la politica, sul tema della sicurezza sia spaccato.
Il peso della sicurezza in campagna elettorale
Ma anche di come addirittura le leggi passino in secondo piano per ragioni di mera propaganda. Si passa da chi arriva quasi a proporre una sorta di licenza di uccidere per chi subisce un banale furto a chi denuncia che il diritto a difendersi equivalga a generare una sorta di far west. Si va da chi, come se il caso di Rogoredo e dell’agente Cinturrino non avesse insegnato nulla, si schiera a prescindere da una determinata parte a chi, al contrario, assumendo in modo altrettanto pregiudizievole la posizione opposta, richiama gli episodi che negli Usa hanno visto protagonisti gli uomini dell’Ice. Tutti dimenticando la cosa più importante, che alla base della sicurezza c’è il rispetto delle regole. Niente più e niente meno di ciò che i cittadini chiedono che lo Stato garantisca. La partita dal punto di vista politico si gioca tutta qua.
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