La ristorazione vola: 100 miliardi ma “senza mani”
Il settore ha contemporaneamente perso 114mila lavoratori dipendenti
La ristorazione vola fino al picco di 100 miliardi: il settore del “fuori casa” in Italia è un paradosso vivente che sfida le leggi della fisica economica.
Mentre il mondo trema sotto i colpi di tensioni geopolitiche e crisi energetiche, la ristorazione tricolore mette a segno un risultato storico: 100 miliardi di euro di consumi nel 2025.
Ristorazione top 100 miliardi
È la cifra record certificata dal Rapporto Ristorazione 2026 di Fipe-Confcommercio che fotografa un comparto capace di resistere a ogni tempesta. Al contempo, sta pagando un prezzo altissimo in termini di capitale umano e stabilità imprenditoriale.
Il paradosso della crescita: portafogli pieni, serrande giù
I numeri parlano chiaro: il valore aggiunto del settore è salito a 59,3 miliardi di euro (+0,5%), segnale di una vitalità che non accenna a spegnersi.
Mangiare fuori resta un pilastro irrinunciabile dello stile di vita italiano. Tuttavia, dietro la scintillante vetrina dei 100 miliardi, si nasconde una realtà fatta di fatica e ridimensionamento.
Le imprese: quante sono?
Quelle attive sono scese a 324.436, con un calo dell’1%. A soffrire di più sono i bar (-2,2%), travolti da una crisi d’identità e da costi di gestione sempre più insostenibili, mentre resistono i ristoranti e vola il settore banqueting (+3,5%).
L’emorragia silenziosa: dove sono finiti i lavoratori?
Il dato più allarmante riguarda però il lavoro. Nel giro di un anno, il comparto ha perso oltre 114mila lavoratori dipendenti, una contrazione del 10,3%. Un’impresa su due dichiara di non riuscire a trovare personale.
La ristorazione sembra non essere più “appetibile” per le nuove generazioni: nonostante il 61% degli occupati sia under 40, l’unica fascia che cresce è quella degli over 60. Testimoni, questi, di un allungamento della vita lavorativa dettato dalla necessità e dalla crisi demografica.
L’eredità familiare: un porto sicuro in evoluzione
In questo scenario di incertezza, la famiglia resta l’ancora di salvezza. Il 70% degli imprenditori è supportato quotidianamente dai familiari. Eppure, anche qui il vento sta cambiando. Quasi il 50% di chi guida un’impresa non vorrebbe che i propri figli seguissero le proprie orme, frenato dai ritmi massacranti (una media di oltre 60 ore settimanali per un titolare su due).
Uno sguardo al 2026: tra inflazione e resilienza
Nonostante i listini siano cresciuti del 3,2% – un adeguamento inevitabile dopo lo shock inflattivo – la ristorazione italiana si conferma tra le più “oneste” d’Europa per rapporto qualità-prezzo. Il futuro prossimo, però, resta appeso al filo del conflitto in Medio Oriente e ai possibili nuovi rincari energetici.
Il settore ha dimostrato di saper incassare i colpi, ma la vera sfida del 2026 non sarà più solo portare piatti in tavola , ma ritrovare la produttività. E, soprattutto, le persone. Senza lavoratori, anche un tesoro da 100 miliardi rischia di restare indigesto.
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