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La Rosa di Gorizia, il gioiello agricolo che racconta un territorio

di Gianluca Pascutti -


La Rosa di Gorizia è molto più di un radicchio, rappresenta un frammento di storia agricola, un simbolo identitario e un prodotto che continua a distinguere il Collio per eleganza e tradizione. La sua immagine raffinata, con le foglie sottili che si chiudono in una rosetta rosso granato, non nasce per caso. È il risultato di un lavoro lento, meticoloso, tramandato per generazioni e ancora oggi custodito come un sapere prezioso.

Un’eredità che affonda le radici nel passato

La coltivazione di questo radicchio particolare viene descritta dagli agricoltori locali come un rito più che una pratica agricola. Le prime testimonianze storiche risalgono all’Ottocento, ma la sua presenza nei campi del Goriziano è certamente più antica. La Rosa di Gorizia, infatti, è stata conservata grazie alla selezione manuale dei semi, un gesto ripetuto ogni anno che ha permesso alla varietà di mantenere le sue caratteristiche uniche.

Una coltivazione che richiede pazienza e precisione

Il ciclo produttivo segue un ritmo naturale che non può essere accelerato. La semina avviene tra giugno e luglio, quando il terreno leggero e ben drenato offre le condizioni ideali. Durante l’estate la pianta cresce lentamente, mentre l’autunno introduce la fase più delicata, l’attesa delle prime gelate. Il freddo non è un ostacolo, ma un alleato. È proprio grazie alle basse temperature che il radicchio sviluppa la sua dolcezza e la colorazione intensa.

Dopo la raccolta, effettuata tra novembre e gennaio, inizia la fase della forzatura. Le piante vengono trasferite in ambienti freschi e bui, dove le foglie interne si chiudono e assumono la tipica forma a rosa. È un processo che richiede settimane e un’attenzione costante, perché ogni cespo deve essere seguito quasi individualmente.

Un prodotto raro che parla di territorio

La Rosa di Gorizia non è un prodotto di massa e non potrebbe esserlo. La sua lavorazione artigianale, unita alla necessità di condizioni climatiche specifiche, la rende una specialità stagionale disponibile solo nei mesi più freddi. Proprio questa rarità contribuisce al suo fascino e alla sua reputazione gastronomica.

In cucina, un’eleganza che non ha bisogno di artifici

Il suo sapore leggermente amarognolo, accompagnato da una croccantezza fine, la rende perfetta da gustare cruda. Viene spesso abbinata a uova, formaggi freschi o carni delicate, ma la sua presenza basta da sola a impreziosire un piatto. Non sorprende che La Rosa di Gorizia sia considerata un ingrediente da intenditori, capace di raccontare con un solo assaggio la cultura agricola del Collio.


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