Non è il tempo dei moderati
Farage travolge il Labour in Galles: è un cataclisma, non una scossa
Non è una scossa, è un cataclisma, quello che arriva dal Regno Unito non è il solito sussulto elettorale di una democrazia stanca, ma un terremoto che rade al suolo le certezze dei benpensanti di ogni dove.
Il crollo del Labour in Galles, terra che per decenni è stata la roccaforte rossa, l’equivalente delle nostre Toscana ed Emilia e l’avanzata travolgente di Nigel Farage segnano la fine di un mondo.
Se persino la vecchia Inghilterra s’infiamma allora il tempo dei moderati a ogni costo è terminato.
La Gran Bretagna, storicamente refrattaria ai colpi di testa e ancorata a una diarchia d’acciaio tra Conservatori e Laburisti, ha dato fuoco alle polveri. Se anche la buona vecchia Inghilterra diventa Repubblica non è più tempo di gridare viva il re!
Dall’AfD al vento sovranista: il tempo dei moderati è finito
Non è un caso isolato.
In Germania, l’AfD non è più un fantasma che avanza senza sfondare. Già da anni è il primo partito in molte regioni dell’Est, una forza indispensabile, il sintomo di una nazione che non accetta più i diktat di presentabilità politica.
Il vento soffia ovunque verso il medesimo approdo, il ritorno deciso verso la primazia dell’interesse nazionale.
”Volete la pace o il condizionatore?” chiedeva Mario Draghi con un distacco snobbistico, tipico di chi non si deve porre il problema di arrivare alla fine del mese. La risposta che sale oggi dalle piazze, dalle fabbriche e dalle case degli italiani stremati è un grido che non sottointende una risposta. Vogliamo pensare a noi stessi! E siamo disposti a farlo da soli. È il primato del bene comune contro l’ideologia del sacrificio per conto terzi.
Centrodestra italiano a rischio: Farage insegna, Vannacci aspetta
È qui che il centrodestra italiano rischia davvero l’implosione.
C’è una parte della coalizione che sembra voler indossare a tutti i costi l’abito stretto del responsabile, inchinandosi ai dogmi europeisti e a una fedeltà cieca, a strategie belliche che prosciugano le nostre risorse. Mentre il PD di Schlein rosicchia decimali nei sondaggi sognando un ritorno al passato, ma il vero fronte scoperto è a destra.
Roberto Vannacci non è un problema tecnico per i palazzi, rappresenta il sintomo di un’autostrada politica che la politica tradizionale ha lasciato deserta per eccesso di prudenza.
Se il centrodestra continuerà ad abbracciare tesi care ai salotti di Bruxelles, ignorando il sentire popolare su temi come il conflitto ucraino, l’energia e la sovranità, regalerà a Vannacci non solo voti di protesta, ma una missione storica. Il generale rischia di trasformarsi nel catalizzatore di un nuovo partito di massa se chi governa non riporterà la barra verso autentici valori sovranisti.
L’elettore non cerca più la mediazione timorosa, ma la difesa del proprio confine e della propria identità, dei propri interessi come individuo in una comunità Nazionale che pensa a se stessa.
Chi crede di poter gestire l’onda del malcontento con la vecchia formula centrista del buon senso, sarà travolto, proprio come i laburisti in Galles.
La storia non aspetta chi esita tra il salotto e la piazza, o si torna al popolo, o la destra va verso il popolo o il popolo andrà da solo più a destra.
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