L’arte del congedo: Strauss e Brahms tra luce e destino
“Congedi” è un titolo che suggerisce un epilogo, ma anche una trasformazione. Il nuovo appuntamento della stagione dell’Orchestra Filarmonica del Teatro Regio di Torino si configura infatti come un percorso musicale coerente e profondamente pensato, affidato alla direzione di Bertrand de Billy, interprete tra i più raffinati e rigorosi della scena attuale. In programma due capolavori assoluti: i Vier letzte Lieder (Quattro ultimi Lieder) di Richard Strauss e la Sinfonia n. 4 di Johannes Brahms, opere diverse per linguaggio e contesto, ma unite da una comune riflessione sul tempo e sulla fine.
Composti tra il 1946 e il 1948, i Vier letzte Lieder rappresentano l’estremo approdo creativo di Strauss. Su testi di Hermann Hesse e Joseph von Eichendorff, questi Lieder non si configurano come un addio drammatico, bensì come una meditazione serena e luminosa sulla conclusione dell’esistenza. La scrittura orchestrale conserva la ricchezza del tardo romanticismo, ma si fa progressivamente più rarefatta, quasi sospesa. L’orchestra non domina, ma accoglie la voce in un equilibrio sottile, collocando l’opera in una dimensione intermedia tra Lied e sinfonia. I quattro Lieder tracciano un itinerario espressivo coerente: Frühling (Primavera) evoca un ritorno alla vita intriso di nostalgia; September si abbandona a una malinconia autunnale; Beim Schlafengehen (Andando a dormire) introduce un momento di distacco quasi metafisico; Im Abendrot (Al tramonto) suggella il ciclo in una quiete pacificata. In questo contesto, la direzione di de Billy si distingue per la scelta di privilegiare trasparenza e misura. Lontano da ogni opulenza fine a se stessa, il suono orchestrale è calibrato, leggero, attraversato da dettagli timbrici che emergono con chiarezza.
Determinante è il rapporto tra voce e orchestra. Il rischio, in queste pagine, è quello di uno squilibrio a favore dell’apparato sinfonico; de Billy evita questa deriva costruendo un accompagnamento che respira con la linea vocale, sostenendola senza mai sovrastarla. Ne deriva una lettura intima, meditativa, coerente con la natura profondamente contemplativa dell’opera. Protagonista vocale è il soprano Maria Bengtsson, interprete di grande eleganza stilistica. La sua voce, luminosa e ben controllata, si distingue per la purezza dell’emissione e la cura del fraseggio. Forte di una solida formazione nel repertorio tedesco, Bengtsson offre una lettura che privilegia la chiarezza e la sobrietà, evitando ogni eccesso espressivo. Il risultato è un’interpretazione che restituisce con efficacia il carattere crepuscolare dei Lieder, mantenendo sempre un perfetto equilibrio tra parola e suono.
La seconda parte del programma conduce verso un diverso tipo di congedo. La Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98, composta da Brahms tra il 1884 e il 1885, rappresenta il culmine del suo percorso sinfonico. Qui il linguaggio si fa più concentrato, la forma più rigorosa. Il primo movimento si sviluppa a partire da un nucleo tematico essenziale, elaborato secondo un principio di crescita organica. Il secondo movimento introduce un clima raccolto e quasi arcaico, mentre il terzo, pur animato da energia ritmica, mantiene una struttura saldamente controllata.
Il finale, costruito come una passacaglia su un tema di ascendenza bachiana, costituisce il vertice dell’intera sinfonia. Le variazioni si susseguono con logica inesorabile, dando forma a un discorso di grande intensità, privo di retorica. È proprio in questo movimento che emerge con particolare evidenza l’approccio di de Billy: la chiarezza del tessuto orchestrale consente di seguire con precisione ogni passaggio, evitando che la complessità si trasformi in densità indistinta. Più in generale, la sua interpretazione si distingue per un rifiuto consapevole della monumentalità. Il suono è equilibrato, le sezioni dialogano con nitidezza, il contrappunto è sempre leggibile. La tensione non è affidata a effetti esterni, ma nasce da una gestione rigorosa del tempo e delle dinamiche. Ne risulta una lettura che privilegia la coerenza interna dell’opera, restituendone il carattere riflessivo e inevitabile.
Il pubblico torinese ha accolto con entusiasmo questa proposta, tributando lunghi applausi non solo al direttore e alla solista, ma anche all’orchestra, protagonista di una prova di grande precisione e sensibilità. “Congedi” si rivela così non come una semplice chiusura, ma come un momento di consapevolezza: uno sguardo musicale che, nel contemplare la fine, illumina con straordinaria chiarezza il senso del percorso.
Renato Verga ilTorinese.it
Torna alle notizie in home