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Cronaca

Lavitola, schiaffi o no? A chi serve questo giallo?

Ranucci, che attacca l'universo mondo ma risparmia Lavitola, sembra l'attore di un copione non ancora svelato

di Angelo Vitale -

L'avvocato Arturto Cola prima di entrare in carcere a Rebibbia per un colloquio con Valter Lavitola


In Italia, da decenni, una delle tante sottili linee d’ombra che separa la cronaca giudiziaria dalla fantapolitica si chiama da sempre Valter Lavitola.

Lavitola preso a schiaffi

L’ultima messinscena – o presunta tale –, dietro le sbarre di Rebibbia. Per ore, si è ricamato sul pestaggio: schiaffi in cella, nessuna conseguenza ma pure insistenti rumors sottotraccia sull’ombra dei Servizi allungatasi tra i padiglioni del penitenziario.

Anzi, no

Poi, l’ambiente penitenziario gela tutti: nessuna aggressione, Lavitola sta benissimo e non ha un graffio. Anche i suoi legali, dopo aver alimentato la suspense, confermano: «Riferisce di stare bene e non presenta segni di percosse».

E allora, a cosa serve questo giallo?

Nel teatro dell’assurdo di una vicenda intricatissima, nulla accade per caso. Lavitola è detenuto come mandante reo confesso dell’attentato dello scorso ottobre contro Sigfrido Ranucci.

Una dinamica surreale: vittima e carnefice legati da un bizzarro «rapporto fraterno» di amicizia, non interrotto nemmeno dopo quella bomba che doveva essere “una sceneggiata”.

Mentre gli inquirenti scavano nei misteri dello smartphone di Lavitola, scoprendo che le chat Signal e Whatsapp con Ranucci sono state parzialmente cancellate, si fa strada l’ipotesi di una strategia per ora totalmente avvolta dal mistero.

Il mistero

E che subito Facebook, ove tutto viene rapidamente digerito, bolla frettolosamente con il sarcasmo di un meme che accusa Lavitola di essere il mandante del suo pestaggio.

Mentre – questo l’unico fatto certo, insieme alla tempesta di indiscrezioni e accuse che travolge la redazione di Report a partire da una delle sue attuali leader, Giulia Innocenzi – i suoi legali restano concentrati sul Riesame del 7 settembre ove l’ex direttore de L’Avanti rilascerà anche dichiarazioni spontanee.

Ma c’è dell’altro

In questa guerra di veleni, il finto pestaggio potrebbe essere perfino un segnale cifrato all’esterno. Ranucci si dice al corrente di chat di Lavitola non ancora trascritte a Palazzo Clodio, mentre altri messaggi, come detto, sono stati cancellati.

Sono la chiave di un ricatto incrociato? Ranucci, che attacca l’universo mondo ma risparmia Lavitola, sembra l’attore di un copione non ancora svelato. Tra smentite ufficiali e silenzi furbeschi, la sensazione è che dentro e fuori Rebibbia si continui a consumare una storia irrisolta.

Chi ha paura che Valter Lavitola inizi a parlare sul serio? E chi sta tirando i fili reali di questa torbida estate?


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