Stop agli arretrati per le cause di lavoro sui salari bassi fa infuriare tutti, le novità del Bilancio
Al lavoro e alla lotta. Non c’è tempo di tirare il sospiro di sollievo che accompagna il raggiungimento della vetta (copyright Giorgetti) che subito tornano le polemiche. In manovra spunta una norma salva-imprenditori che fa infuriare tutti. E non solo all’opposizione del centrodestra. Già, perché il codicillo entrato nel ponderoso tomo della legge di bilancio prevede la possibilità di non conteggiare pure gli arretrati nelle cause di lavoro avanzate dai dipendenti sottopagati.
Al lavoro e alla lotta
Sempre che, e questa è la condizione, le imprese in questione si siano avvalse di standard retributivi stabiliti da contratti collettivi. Per capirsi, vale tutto: pure quei contratti capestro con paghe ridicole. Gli stessi che hanno contribuito a portare l’Italia agli ultimi posti, in Europa, in materia di salario reale. L’unica eccezione ammessa è quella dei contratti pirata. Che, però, siano stati riconosciuti come tali. I lavoratori, così, rischiano di aver avviato cause, lunghe e dispendiose, per poco più di nulla. Ma che eviterebbe alle imprese di dover saldare pendenze antiche e altrettanto ponderose. La notizia ha animato il dibattito non solo dentro ma soprattutto fuori l’Aula di Palazzo Madama con la Cgil che è tornata a ruggire contro la manovra presentata dal governo.
I più bravi della classe?
Una polemica che ha mandato in sottofondo pure quelle, furiosissime, giunte dai sindacati di medici e sanitari. Arrabbiatissimi col Mef e col governo che Giorgetti terrebbe “in ostaggio” imponendo scelte fin troppo draconiane in materia di sanità. Non è felicissima neppure la Cisl che centra il punto: “La manovra è stata condizionata da vincoli europei e dalla crescita debole”. Insomma, saremo pure i primi della classe, avremo pure incassato gli applausi di tutto il gotha internazionale, da Bruxelles a Washington, dall’Ue fino all’Fmi. Ma qualcosina in più, sommessamente, forse si poteva anche fare. In materia di lavoro, però, arrivano anche altre novità.
Le (altre) novità sul lavoro
A cominciare dal taglio delle tasse sui premi di produttività, dal 5% all’1% mentre per quanto attiene ai rinnovi contrattuali, si punta a una norma di stimolo che presenti un’aliquota agevolata del 5% sugli incrementi per i redditi fino a 33mila euro. Il bonus sulle mamme lavoratrici, con almeno due figli e reddito sotto i 40mila euro, sale da 40 a 60 euro al mese. Estesa ai 14 anni (dai 12 previsti in precedenza), l’età del figlio per fruire del congedo facoltativo mentre raddoppiano i giorni a disposizione per malattia dei figli: da 5 a 10 all’anno. Resta caldissimo pure il dibattito sulle pensioni.
Il caso pensioni
Perché il dietrofront rispetto all’inasprimento previsto su finestre mobili e sul riscatto della laurea è stato confermato. Contestualmente viene raffreddato l’adeguamento dei requisiti d’età all’aspettativa di vita. Un mese dal 2027, due dal 2028. Per le forze dell’ordine, invece, l’aumento sarà di un mese all’anno dal 2026 fino al 2028. Le pensioni minime saranno interessate da un aumento da venti euro al mese mentre viene confermato il silenzio assenso per la previdenza complementare. Anzi, Tfr e di adesione alla previdenza complementare dovranno essere versati ai fondi, dal 1 gennaio 2026, anche dai datori di lavoro che, successivamente all’avvio dell’attività, hanno raggiunto la soglia dei 50 dipendenti. Soglia che, dal 2032, scenderà a 40 dipendenti. La via è tracciata: fatevi una pensione per i fatti vostri, ché il sistema, tra denatalità andante e invecchiamento implacabile, rischia di saltare da un giorno all’altro. Sperando che, da qui a chissà quando, non cambino le regole del gioco come s’era rischiato qualche giorno fa con il pasticcio del riscatto della laurea.
Dall’Isee all’Imu per le scuole private
La manovra, inoltre, prevede l’esclusione dal conteggio Isee delle abitazioni fino a 200mila euro nelle grandi città. Mentre, in materia di istruzione, introduce un fondo per l’editoria libraria e misure di sostegno per l’iscrizione alle scuole paritarie. A cui non sarà chiesto più di pagare l’Imu, con buona pace delle scuole cattoliche che ringraziano. Tutto confermato, poi, sul fronte banche e assicurazioni. Queste ultime dovranno scucire 1,3 miliardi, con la speranza che non si rifacciano sui premi (già alti) dell’Rc auto. La battaglia per l’oro al popolo italiano, intanto, prosegue senza sosta. L’emendamento, riformulato, è saldamente dentro la manovra. Al lavoro, dunque e alla lotta.