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Politica

Le fatture di Crans Montana, Meloni: “Pretesa ignobile”

La presidente del Consiglio non ha usato giri di parole, affidando ai social e alle note ufficiali un attacco frontale senza precedenti

di Giorgio Brescia -


“Intenzione ignobile”: Giorgia Meloni marca così lo scontro tra Roma e Berna su Crans Montana che ha raggiunto un punto di non ritorno.

Le fatture, le pretese della Svizzera

La notizia della “fattura” inviata dalla Svizzera all’Italia per le cure dei superstiti della strage di Capodanno a Crans Montana ha scatenato una reazione furibonda di Palazzo Chigi, Meloni è furiosa. Non è più solo una questione di soldi, ma di dignità nazionale davanti a quello che molti definiscono un oltraggio diplomatico.

Crans Montana: la rabbia di Giorgia Meloni

La Svizzera ha osato inviare il conto: circa 108mila euro richiesti dall’ospedale di Sion per le cure (in alcuni casi durate poche ore) prestate a tre ragazzi italiani rimasti intossicati nel rogo del locale “Le Constellation”.

Una mossa che arriva mentre le famiglie piangono ancora i loro morti e l’inchiesta elvetica fatica a dare risposte.

Le parole della premier: “Richiesta ignobile”

La presidente del Consiglio non ha usato giri di parole, affidando ai social e alle note ufficiali un attacco frontale senza precedenti. “Apprendo di un’intenzione che, se confermata, sarebbe ignobile”, fa sapere.

“Gravare l’Italia di spese mediche per ragazzi vittime dell’irresponsabilità altrui – afferma – è un insulto. Se questa richiesta arriverà ufficialmente, l’Italia la respingerà al mittente con la massima fermezza”.

Il punto sull’ambasciatore: diplomazia in trincea

La situazione diplomatica è ai minimi storici.

Il richiamo. L’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado, era stato richiamato a Roma per consultazioni lo scorso 24 gennaio, come segno di protesta per la scarcerazione di Jacques Moretti, gestore del locale.

Lo stato attuale. Il diplomatico è rientrato ufficialmente a Berna solo il 2 aprile, ma con un mandato “di vigilanza stretta”. Fonti della Farnesina sussurrano che, dopo questo “conto” svizzero, non si escludono nuove clamorose mosse di rottura.

Chi deve rispondere? Il rimpallo di Berna

La Svizzera prova a difendersi dietro la “fredda burocrazia”, ma il muro contro muro è totale.

Il Canton Vallese. Le autorità locali sostengono che si tratti di un atto dovuto per legge (la LAMal). Il governo italiano replica citando il principio di reciprocità. L’Italia ha curato gratuitamente due cittadini svizzeri feriti nello stesso incendio senza chiedere un centesimo.

Ignazio Cassis (Dipartimento Esteri Svizzero). È lui l’uomo che deve gestire la “patata bollente”. Berna sta cercando di minimizzare parlando di “equivoco burocratico”. Per Tajani e Meloni la questione è politica. La Svizzera deve assumersi le responsabilità (anche economiche) di un disastro avvenuto sul proprio suolo per carenza di controlli.

Come finirà?

L’Italia si è già mossa per costituirsi parte civile nel processo elvetico. La linea di Roma è chiara: non pagheremo.

Sarà la Svizzera a dover decidere se incrinare definitivamente i rapporti con il suo principale vicino per una fattura ospedaliera, o se ritirare quello che la Meloni ha definito un “oltraggio al dolore delle famiglie”.


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