Lega, Salvini incassa una tregua temporanea
Le crepe strutturali restano. La "variabile Zaia" rinviata a Treviso
Il Consiglio Federale della Lega, non solo una riunione politica ma una vera e propria “officina” in cui i pesi massimi del partito si sono misurati in presenza, come espressamente preteso da Matteo Salvini.
Il “cantiere” nella Sala Salvadori di Montecitorio
Il parlamentino leghista si è presentato al gran completo: oltre ai vicesegretari Claudio Durigon e Silvia Sardone, presenti il presidente della Camera Lorenzo Fontana, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, i capigruppo Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo.
Anche i ministri Giuseppe Valditara e Roberto Calderoli hanno scandito i tempi della giornata, lasciando momentaneamente i lavori per il Consiglio dei Ministri per poi rientrare in aula a conferma della centralità dell’incontro. Nel dibattito, protagonisti i governatori del Nord — Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Attilio Fontana — affiancati dal segretario regionale veneto Alberto Stefani.
Un confronto serrato di oltre tre ore
La cosiddetta “variabile Zaia” ha giocato un ruolo di raffinata diplomazia ironica. Arrivando, il “Doge” ha gelato le attese su un rimpasto immediato: “La mia nomina a vicesegretario? Non è all’ordine del giorno”. All’uscita, ha poi blindato l’unità del partito con una citazione letteraria: “La Lega è una sola. A Carducci chiesero di fare un tema sulla mamma e lui disse: ‘la mamma è una sola, la mia’”.
Un modo per ribadire che, nonostante le tensioni su Roberto Vannacci — un “investimento ripagato col tradimento” e una “meteora” — l’anima amministrativa del Nord non intende per ora strappare.
Le crepe strutturali
Ci sono. Dietro l’angolo, il modello tedesco CSU che serve a “proporre un cambiamento”. Anche il sottosegretario Alessandro Morelli ha aperto a una mediazione, definendo “ben voluto” ogni passo avanti fatto per dare forza alla Lega e ai territori. Salvini, dal canto suo, aveva cercato di derubricare le voci di scissione e i complessi calcoli dei sondaggisti come “fantasie” di riassetto.
All’uscita, Salvini si è limitato a un laconico “è andato bene, quando parlo di Lega sono sempre felice”, pur non dimenticando che il percorso per “sistemare quello che va sistemato” è ancora lungo e punta dritto alle politiche del 2027. L’officina leghista resta dunque aperta: la tregua di Montecitorio è solo il prologo del ritiro di Treviso del 4-5 luglio, dove il nodo del federalismo dovrà essere sciolto definitivamente.
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